I ricercatori della NYU Langone Health / NYU Grossman School of Medicine sottolineano la necessità di proseguire le ricerche sugli effetti neurologici a lungo termine del Covid-19. Un’esigenza ancora più urgente se si considera che, su circa 780 milioni di persone infettate dal virus a livello globale, una quota significativa continua a riportare disturbi cognitivi e neurologici persistenti.
Secondo uno studio guidato dai neurologi Yulin Ge e Thomas Wisniewski, pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia, il Long Covid è associato a modificazioni cerebrali e biologiche che richiamano meccanismi tipici della malattia di Alzheimer, con potenziali conseguenze sulle funzioni cognitive. In particolare, la ricerca individua nel plesso coroideo una struttura chiave nel collegamento tra infezione persistente da SARS-CoV-2 e rischio neurodegenerativo.
I risultati dello studio
Lo studio mostra che i pazienti con sintomi neurologici di Long Covid presentano un plesso coroideo mediamente più grande del 10% rispetto ai soggetti completamente guariti. Questo aumento di volume è associato a una riduzione del flusso sanguigno cerebrale e a prestazioni cognitive peggiori.
Il plesso coroideo è una rete di vasi e cellule responsabile della produzione del liquido cerebrospinale e svolge un ruolo cruciale nella regolazione dell’infiammazione e nella rimozione delle scorie dal cervello. Studi precedenti avevano già suggerito che il virus SARS-CoV-2 possa danneggiare le cellule che rivestono questa struttura.
Il campione analizzato
L’analisi ha coinvolto 179 partecipanti:
- 86 pazienti con Long Covid neurologico
- 67 soggetti guariti senza sequele
- 26 persone mai infettate
I ricercatori hanno combinato risonanza magnetica avanzata, analisi del sangue e test cognitivi. L’ingrandimento del plesso coroideo è risultato associato a livelli più elevati di biomarcatori legati all’Alzheimer, come la proteina pTau217, e a indicatori di danno cerebrale quali la GFAP. Inoltre, è stato osservato un peggioramento medio del 2% nel Mini-Mental State Examination.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che un plesso coroideo ingrandito possa rappresentare un segnale precoce di declino cognitivo di tipo Alzheimer-like nei pazienti con Long Covid.
La necessità di studi a lungo termine
Il team di ricerca sottolinea l’importanza di studi longitudinali per chiarire se queste alterazioni cerebrali siano causa o conseguenza dei sintomi neurologici persistenti e per valutarne il possibile valore predittivo sul rischio di demenza futura.
Come spiega Thomas Wisniewski, docente di Neurologia alla NYU Grossman School of Medicine:
«Il nostro prossimo passo è seguire questi pazienti nel tempo per verificare se i cambiamenti cerebrali identificati possano predire chi svilupperà problemi cognitivi a lungo termine. Sarà necessario uno studio più ampio e prolungato per chiarire se le alterazioni del plesso coroideo siano una causa o una conseguenza dei sintomi neurologici, così da orientare meglio la progettazione dei trattamenti».















