Referendum Giustizia, sondaggio YouTrend: “No” avanti se affluenza bassa, il “Sì” passa con alta partecipazione

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Referendum Giustizia separazione carriere
Il 22 e 23 marzo gli italiani votano al Referendum Giustizia sulla riforma costituzionale e la separazione delle carriere.
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Il Referendum Giustizia divide l’Italia e si gioca tutto sull’affluenza. A meno di due mesi dal voto del 22 e 23 marzo, il quadro che emerge dal sondaggio realizzato da YouTrend racconta un Paese spaccato in due, con un testa a testa che potrebbe risolversi solo in base al numero di cittadini che si recheranno alle urne.

Se la partecipazione dovesse fermarsi intorno al 46,5%, sarebbe il “No” a prevalere, con il 51,1% contro il 48,9% del “Sì”. Al contrario, in uno scenario di affluenza più alta – attorno al 58,5% – la riforma passerebbe con il 52,6% dei consensi, lasciando il “No” al 47,4%.

Il dato centrale è chiaro: il Referendum Giustizia non è solo una battaglia di opinioni, ma soprattutto una sfida di mobilitazione.

Referendum Giustizia, la separazione delle carriere al centro dello scontro

Il quesito referendario riguarda la riforma costituzionale della Giustizia, con al centro la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Un tema che da anni attraversa il dibattito politico e che il governo ha voluto portare direttamente al voto popolare.

Per il centrodestra si tratta di un passaggio storico verso una maggiore imparzialità del sistema giudiziario. Per il campo largo del centrosinistra, invece, la riforma rischierebbe di indebolire l’autonomia della magistratura.

Il Referendum Giustizia diventa così uno spartiacque politico, oltre che istituzionale.

Alta affluenza, vince il “Sì”

Nel primo scenario ipotizzato dal sondaggio, con un’affluenza vicina al 59%, la riforma otterrebbe il via libera con il 52,6%. La mobilitazione ampia favorirebbe il fronte favorevole.

Tra gli elettori di centrodestra il sostegno sfiora il 92-93%. Un consenso quasi plebiscitario che dimostra come il Referendum Giustizia sia percepito come una battaglia identitaria dell’area di governo.

Bassa affluenza, avanti il “No”

Se invece la partecipazione si fermasse sotto il 50%, il “No” salirebbe al 51,1%. In questo scenario peserebbe maggiormente la mobilitazione dell’elettorato contrario, più compatto nel campo largo, dove l’85-86% degli elettori si schiera contro la riforma.

Il dato evidenzia un elemento politico cruciale: il Referendum Giustizia si decide sulla capacità dei partiti di portare i propri elettori alle urne.

Frattura netta tra centrodestra e campo largo

La polarizzazione è evidente. Nel centrodestra il “Sì” supera stabilmente il 90%. Nel campo largo prevale nettamente il “No”.

Il referendum assume quindi i contorni di un voto politico nazionale, più che di una valutazione tecnica sulla riforma costituzionale.

La partita non riguarda soltanto la Giustizia, ma il giudizio complessivo sull’azione del governo.

Sicurezza, italiani divisi sulla linea dell’esecutivo

Il sondaggio misura anche il consenso sul pacchetto sicurezza. Il 34% giudica efficace l’approccio dell’esecutivo – aumento dei reati, pene più severe, stretta sull’immigrazione – mentre il 48% lo considera poco o per nulla efficace. Il restante 18% non si esprime.

Il tema sicurezza si intreccia con il clima politico che accompagna il Referendum Giustizia. La percezione di fermezza o eccesso repressivo influenza l’orientamento di parte dell’elettorato.

Askatasuna e ordine pubblico, Italia spaccata

Il corteo per il centro sociale Askatasuna a Torino divide quasi equamente l’opinione pubblica. Una parte è favorevole alle istanze anche in presenza di violenze, un’altra distingue tra diritto alla protesta e condanna degli scontri, un blocco consistente si oppone del tutto.

Anche sull’ordine pubblico in piazza gli italiani si dividono tra chi chiede maggiore fermezza, chi confermerebbe l’assetto attuale e chi vorrebbe un ruolo più defilato delle forze dell’ordine.

Questo clima polarizzato fa da sfondo al Referendum Giustizia, rafforzando la dimensione identitaria dello scontro.

Il fermo preventivo e le misure più condivise

Tra le misure del pacchetto sicurezza, il fermo preventivo di 12 ore per manifestanti considerati a rischio ottiene il 63% di consenso.

Il divieto di vendita di coltelli ai minorenni raccoglie addirittura l’87% di approvazione trasversale.

Anche il divieto di partecipazione alle manifestazioni per chi è già stato condannato per lesioni ad agenti di polizia trova il 78% di favorevoli.

Dati che mostrano come, accanto al Referendum Giustizia, l’opinione pubblica sia sensibile al tema dell’ordine e della sicurezza.

Ricongiungimenti familiari, il tema più divisivo

La riduzione dei ricongiungimenti familiari per cittadini stranieri residenti in Italia divide quasi a metà il Paese: 42% favorevoli, 40% contrari, 18% indecisi.

Nel centrodestra prevale nettamente il sostegno, nel campo largo il dissenso supera il 70%. La polarizzazione resta alta e incide sul clima politico generale.

Intenzioni di voto: FdI primo partito, cresce il Pd

Guardando alle intenzioni di voto, Fratelli d’Italia si conferma primo partito al 28,9%, pur in lieve calo. Il Partito Democratico sale al 21,2%.

Il Movimento 5 Stelle cresce all’11,8%. Forza Italia resta stabile, mentre la Lega scende al 6,2%.

Futuro Nazionale, la formazione guidata da Roberto Vannacci, si attesta al 3,9%.

Il quadro politico resta frammentato, con un 35,3% tra indecisi e astenuti. Una quota che potrebbe risultare decisiva anche per il Referendum Giustizia.

Giudizio sul governo e fiducia nei leader

Il giudizio sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni resta prevalentemente negativo (59%), ma con una lieve riduzione rispetto alla precedente rilevazione.

Meloni vede crescere la fiducia personale al 35%. Sale anche la fiducia in Giuseppe Conte e in Antonio Tajani.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si conferma la figura più apprezzata, con il 65% di fiducia.

Il clima politico resta dunque polarizzato ma stabile nei rapporti di forza.

Referendum Giustizia, la vera sfida è l’affluenza

Il dato che sintetizza il quadro è uno solo: l’esito del Referendum Giustizia dipenderà dall’affluenza.

Alta partecipazione favorisce il “Sì”. Bassa partecipazione favorisce il “No”.

La mobilitazione degli elettorati sarà decisiva. Il voto del 22 e 23 marzo non misurerà soltanto il consenso sulla separazione delle carriere, ma anche la capacità dei partiti di attivare i propri sostenitori.

La riforma della Giustizia diventa così il terreno di uno scontro politico nazionale, in cui ogni punto percentuale può cambiare il risultato finale.

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