È morto Antonino Zichichi. Il fisico e divulgatore scientifico si è spento all’età di 96 anni, lasciando un’eredità profonda nel mondo della ricerca e del dibattito scientifico internazionale. Specializzato nella fisica delle particelle, Zichichi è stato uno dei protagonisti della scienza italiana del secondo Novecento, capace di coniugare attività sperimentale, impegno istituzionale e divulgazione.
La notizia della morte è stata appresa negli ambienti della comunità scientifica nelle prime ore della giornata. Con lui scompare una figura che ha attraversato decenni di storia della fisica moderna, contribuendo allo sviluppo della ricerca sulle particelle elementari e alla costruzione di grandi infrastrutture scientifiche in Italia e all’estero.
Accanto al profilo dello scienziato, Zichichi è stato anche un personaggio pubblico spesso al centro del dibattito. Le sue posizioni contro l’astrologia e le superstizioni, definite una “Hiroshima culturale”, lo hanno reso noto a un pubblico più ampio. Allo stesso tempo, le sue idee su evoluzionismo e cambiamento climatico hanno alimentato discussioni e critiche all’interno della comunità accademica.
La formazione e i primi anni di ricerca
Antonino Zichichi si è formato in un periodo cruciale per la fisica contemporanea, quando lo studio delle particelle elementari stava aprendo nuove frontiere nella comprensione della materia. Fin dagli inizi, la sua attività si è concentrata sulla fisica sperimentale, con un’attenzione particolare ai processi che regolano le interazioni fondamentali.
Dopo la formazione universitaria, Zichichi ha intrapreso un percorso internazionale che lo ha portato a lavorare nei più importanti centri di ricerca del mondo. Questo approccio ha caratterizzato tutta la sua carriera, rendendolo un punto di riferimento nel dialogo tra la ricerca italiana e quella globale.
L’esperienza al Fermilab e al CERN
Una parte significativa della carriera di Zichichi si è svolta negli Stati Uniti e in Europa. Ha lavorato presso il Fermilab di Chicago, uno dei principali laboratori di fisica delle alte energie, intitolato a Enrico Fermi. Qui ha contribuito allo sviluppo di esperimenti fondamentali per lo studio delle particelle subatomiche.
Successivamente, la sua attività si è consolidata al CERN di Ginevra. Nel 1965 ha diretto il gruppo di ricerca che osservò per la prima volta l’antideutone, una particella di antimateria composta da un antiprotone e un antineutrone. Questa scoperta rappresentò un passaggio rilevante nello studio dell’antimateria e delle simmetrie fondamentali della fisica.
Il ruolo nell’università e nei laboratori italiani
Rientrato stabilmente in Italia, Zichichi ha legato il suo nome all’Università di Bologna, dove è stato professore emerito. Qui ha guidato gruppi di ricerca impegnati nei primi esperimenti sulle collisioni tra materia e antimateria presso i Laboratori Nazionali di Frascati.
Dal 1977 al 1982 è stato presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, un incarico che gli ha consentito di incidere profondamente sulle politiche scientifiche italiane. Durante quegli anni ha promosso una visione della ricerca basata su grandi infrastrutture e collaborazione internazionale.
I Laboratori del Gran Sasso e il World Lab
Tra i contributi più duraturi di Antonino Zichichi vi è il ruolo svolto nella nascita dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. La costruzione di questa struttura, avviata nel 1980, ha reso l’Italia uno dei punti di riferimento mondiali per la fisica sotterranea, in particolare nello studio dei neutrini e della materia oscura.
Dal 1986 Zichichi è stato anche a capo del World Lab, un’associazione fondata insieme al fisico statunitense Isidor Isaac Rabi. L’obiettivo era sostenere progetti scientifici nei Paesi in via di sviluppo, promuovendo la diffusione della conoscenza come strumento di crescita e cooperazione internazionale.

Il Centro Ettore Majorana di Erice
Un’altra iniziativa centrale nella vita di Zichichi è stata la fondazione del Centro Ettore Majorana a Erice, in Sicilia. Questo centro è diventato nel tempo un luogo di incontro per scienziati di tutto il mondo, ospitando scuole e conferenze di alto livello in numerose discipline.
Il progetto di Erice rifletteva l’idea di Zichichi di una scienza aperta, capace di dialogare oltre i confini nazionali e di favorire lo scambio tra generazioni di ricercatori.
Le battaglie contro superstizioni e astrologia
Accanto all’attività scientifica, Antonino Zichichi è stato un divulgatore molto presente nel dibattito pubblico. Una delle sue battaglie più note è stata quella contro l’astrologia e le superstizioni, che considerava un pericolo culturale per la società moderna.
Secondo Zichichi, la diffusione di credenze prive di fondamento scientifico rappresentava un ostacolo allo sviluppo del pensiero critico. Per questo motivo non esitava a definire tali fenomeni una “Hiroshima culturale”, espressione che sintetizzava la sua visione netta e polemica.
Le posizioni controverse su evoluzione e clima
Zichichi è stato anche una figura controversa. Il suo credo cattolico lo ha portato a esprimere una critica radicale alla teoria darwiniana dell’evoluzione, che riteneva priva di una base matematica e di prove sufficientemente solide. Questa posizione lo ha collocato in contrasto con il consenso scientifico dominante.
Ancora più discussa è stata la sua posizione sul cambiamento climatico. Zichichi si è dichiarato scettico sul legame tra attività umane e riscaldamento globale, sostenendo l’inaffidabilità dei modelli matematici utilizzati negli studi climatici. Anche su questo tema, le sue affermazioni hanno suscitato forti reazioni nella comunità scientifica.
L’incidente diplomatico al CERN
Nel 1979 Antonino Zichichi è stato al centro di un episodio che ebbe rilevanza politica e diplomatica. Durante il processo di selezione del nuovo direttore del CERN, l’Italia sostenne con forza la sua candidatura. Le pressioni esercitate causarono una spaccatura con gli altri Paesi membri.
Alla fine, la candidatura di Zichichi venne respinta con 12 voti contrari e fu eletto il fisico tedesco Herwig Schopper. L’episodio segnò uno dei momenti più delicati nei rapporti tra l’Italia e le istituzioni scientifiche europee.
L’eredità scientifica e culturale
Antonino Zichichi lascia un’eredità complessa. Da un lato, il contributo alla fisica delle particelle, alla costruzione di grandi laboratori e alla promozione della ricerca italiana nel mondo. Dall’altro, una figura pubblica che ha diviso per le sue posizioni nette e spesso controcorrente.
Il suo percorso testimonia il ruolo centrale che la scienza ha avuto nel dibattito culturale italiano del secondo Novecento. Zichichi ha incarnato l’idea dello scienziato come intellettuale pubblico, disposto a esporsi e a confrontarsi anche fuori dai confini accademici.
Un protagonista della scienza italiana
Con la morte di Antonino Zichichi si chiude una lunga stagione della fisica italiana. La sua figura resta legata a scoperte, istituzioni e polemiche che hanno segnato la storia recente della ricerca.
Il mondo scientifico perde uno dei suoi protagonisti più riconoscibili. Resta il segno di una vita dedicata allo studio della materia, alla difesa del metodo scientifico e a una visione della conoscenza come motore di progresso.















