Nel Giorno della Memoria, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affida a una dichiarazione ufficiale un messaggio di forte valore istituzionale e storico. Parole nette, che richiamano le responsabilità dell’Italia fascista e ribadiscono il dovere della memoria come fondamento della coscienza democratica del Paese.
«In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938», afferma la premier.
Giornata della Memoria, il significato del 27 gennaio
Il 27 gennaio rappresenta una data simbolo per l’Europa e per il mondo. Ottantuno anni fa l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz mostrò all’umanità l’orrore della Shoah. Da quel momento, nulla fu più come prima.
Secondo Meloni, ricordare non significa solo commemorare, ma assumersi una responsabilità collettiva. La memoria diventa così uno strumento per comprendere il presente e impedire il ritorno delle ideologie dell’odio.
Shoah, la sistematicità dello sterminio
Nel suo messaggio, la presidente del Consiglio ricorda come la Shoah sia stata «la più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità». Milioni di persone vennero strappate alle loro case e uccise solo per la loro appartenenza religiosa.
Un piano lucido e deliberato, costruito per cancellare dall’Europa la presenza millenaria delle comunità ebraiche. Una ferita che continua a segnare la storia del continente.
Fascismo e leggi razziali, una responsabilità storica
Meloni sottolinea la complicità del regime fascista, che rese possibili persecuzioni e deportazioni attraverso atti legislativi e apparati dello Stato. Le leggi razziali del 1938 rappresentano, nelle sue parole, un marchio indelebile nella storia italiana.
Una responsabilità che non può essere rimossa né ridimensionata, ma va riconosciuta e condannata con chiarezza, senza ambiguità.
Antisemitismo, un pericolo ancora attuale
Accanto alla memoria del passato, la premier lancia un allarme sul presente. «Purtroppo, a distanza di molti anni, l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto. È un morbo che è tornato a diffondersi», afferma.
Forme nuove, linguaggi diversi, ma lo stesso odio. Secondo Meloni, l’antisemitismo continua ad avvelenare le società e a minacciare i principi di libertà e rispetto su cui si fonda la convivenza civile.

L’impegno dello Stato contro l’odio
Nel Giorno della Memoria, il governo rinnova l’impegno a prevenire e contrastare ogni forma di antisemitismo. Un impegno che coinvolge istituzioni, scuola, cultura e società civile.
La memoria non può restare confinata alle celebrazioni ufficiali. Deve tradursi in vigilanza quotidiana e in azioni concrete contro discriminazione e violenza.
Il ricordo delle vittime e dei Giusti
Meloni richiama il valore di ricordare i nomi e i volti delle vittime della Shoah. La memoria vive attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e dei loro discendenti.
Nel suo messaggio, la presidente del Consiglio rende omaggio anche ai Giusti tra le Nazioni. Uomini e donne che, mettendo a rischio la propria vita, scelsero di opporsi al disegno nazista e salvare innocenti.
Un messaggio alle nuove generazioni
La Giornata della Memoria parla soprattutto ai giovani. Custodire il ricordo significa difendere i valori democratici e riconoscere i segnali dell’odio prima che diventino tragedia.
Secondo Meloni, solo una memoria viva e condivisa può impedire che l’orrore del passato trovi nuove forme nel presente.
La memoria come dovere civile
Il Giorno della Memoria non è una ricorrenza formale. È un dovere civile, morale e storico. Ricordare serve a costruire una società più consapevole, capace di riconoscere il valore della dignità umana.
Condannare il passato, conclude idealmente il messaggio della premier, è il primo passo per difendere il futuro.















