Crans-Montana, documenti spariti sulla ristrutturazione: famiglie delle vittime tra Vaticano e Palazzo Chigi

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incendio Crans-Montana locale Le Constellation
Il locale Le Constellation dopo l’incendio di Capodanno
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I documenti Crans-Montana sulla ristrutturazione del locale Le Constellation risultano irreperibili, lasciando un vuoto pesante nell’inchiesta sull’incendio di Capodanno che ha causato quaranta morti e oltre cento feriti. La scomparsa delle carte amministrative del 2015, relative ai lavori di rimessa a nuovo del locale, riaccende interrogativi profondi mentre le famiglie delle vittime, in particolare quelle italiane, cercano risposte tra tribunali, istituzioni e luoghi simbolici come il Vaticano e Palazzo Chigi.

A distanza di settimane dalla tragedia, il caso di Crans-Montana continua ad allargarsi, assumendo una dimensione sempre più complessa. Alla ricerca delle responsabilità penali si affianca ora quella della verità amministrativa, resa più difficile proprio dall’assenza dei documenti che avrebbero dovuto certificare la sicurezza di uno spazio frequentato da decine di giovani nella notte di Capodanno.

arresto Jacques Moretti Crans-Montana
Le indagini sulla strage di Crans-Montana portano alla convalida dell’arresto di Jacques Moretti

Documenti Crans-Montana mancanti e l’ombra sulla ristrutturazione

Tra il materiale sequestrato dagli inquirenti del Canton Vallese manca quello che avrebbe potuto chiarire uno dei nodi centrali dell’indagine: la documentazione completa sulla ristrutturazione del locale avvenuta nel 2015. Fatture, progetti, autorizzazioni e relazioni tecniche non sono stati rinvenuti, creando un vuoto che pesa sull’accertamento delle responsabilità.

Il proprietario del locale, Jacques Moretti, ha spiegato che i documenti sarebbero andati distrutti a seguito di una serie di allagamenti. Prima un’inondazione avrebbe colpito un edificio confinante con la discoteca, poi un secondo episodio avrebbe interessato l’abitazione in cui erano conservati gli archivi rimasti. Secondo questa versione, diversi scatoloni di documenti contabili danneggiati sarebbero stati eliminati.

La mancanza dei documenti Crans-Montana relativi alla ristrutturazione rappresenta uno degli elementi più critici dell’intera inchiesta, perché priva gli investigatori di un riferimento essenziale per valutare se il locale fosse conforme alle norme di sicurezza previste.

Documenti Crans-Montana e la ristrutturazione dell’ex bunker

Le Constellation non era un semplice bar o una discoteca tradizionale. Il locale era ricavato all’interno di un ex bunker antiatomico di circa 250 metri quadri, completamente interrato. Una struttura che, per sua natura, presentava caratteristiche particolari e potenziali criticità legate alle vie di fuga, alla ventilazione e alla gestione delle emergenze.

Moretti aveva rilevato il locale e ne aveva curato la ristrutturazione dieci anni fa, trasformandolo in un punto di ritrovo molto frequentato. Proprio per questo, l’assenza dei documenti Crans-Montana assume un significato ancora più grave, perché impedisce di verificare se gli interventi strutturali siano stati eseguiti nel rispetto delle regole e con le necessarie autorizzazioni.

L’ex bunker, trasformato in spazio di intrattenimento, è oggi al centro di un’indagine che cerca di ricostruire non solo ciò che è accaduto la notte dell’incendio, ma anche le scelte fatte negli anni precedenti.

L’inchiesta giudiziaria e le misure cautelari

Sul piano giudiziario, la vicenda prosegue con sviluppi differenti per i due proprietari del locale. Jacques Moretti si trova nel carcere di Sion, in attesa che venga stabilito l’importo della cauzione necessaria per un’eventuale scarcerazione. Una misura che riflette la gravità delle accuse e la centralità del suo ruolo nella gestione del locale.

Per Jessica Maric, invece, sono state disposte misure meno restrittive, come l’obbligo di firma e il divieto di espatrio. Una distinzione che rispecchia le diverse responsabilità ipotizzate dagli inquirenti e che potrebbe incidere sull’evoluzione del procedimento.

La ricostruzione degli spazi e i racconti dell’interrogatorio

Durante l’interrogatorio, Moretti ha ricostruito a mano la planimetria del piano interrato. Ha descritto la scala di ingresso che conduceva al salone centrale, i servizi igienici per uomini e donne, una stanza riservata ai fumatori, un ripostiglio, un ufficio e diversi box privati.

Secondo la sua versione, la capienza massima del locale era fissata a cento persone. Erano presenti due uscite di sicurezza, una che conduceva alla tromba delle scale della palazzina sovrastante e un’altra al piano terra, coincidente con la porta principale. Esisteva anche una porta di servizio che dava accesso alle gallerie commerciali, ma non era segnalata come uscita di emergenza.

Proprio quella porta sarebbe stata forzata dopo l’incendio. Dietro di essa, Moretti ha raccontato di aver trovato alcune persone prive di sensi, ammassate a terra, in una scena che restituisce tutta la drammaticità di quei momenti.

I risarcimenti e il primo intervento del Cantone

Accanto all’inchiesta penale, si è aperto anche il capitolo dei risarcimenti. Il Canton Vallese ha deliberato un primo aiuto economico di emergenza, pari a diecimila franchi per ciascuna famiglia coinvolta nella tragedia.

Anche il tema dei risarcimenti è inevitabilmente legato ai documenti Crans-Montana, perché l’assenza delle carte tecniche rende più complesso stabilire eventuali responsabilità civili e risarcitorie. Per molte famiglie, questo contributo rappresenta solo un primo passo in un percorso lungo e doloroso.

Documenti Crans-Montana e il dolore delle famiglie italiane

Tra le quaranta vittime dell’incendio di Crans-Montana ci sono sei giovani italiani, tutti adolescenti. Ragazzi partiti per festeggiare l’arrivo del nuovo anno e travolti da una tragedia improvvisa che ha spezzato sogni e progetti.

Le loro famiglie si trovano ora ad affrontare un dolore che non conosce confini, costrette a muoversi tra sistemi giudiziari diversi e procedure complesse. L’assenza dei documenti Crans-Montana alimenta un senso di smarrimento e di frustrazione, perché rende più difficile ottenere risposte chiare e definitive.

L’incontro in Vaticano

Nel corso della giornata, i familiari delle vittime italiane hanno raggiunto il Vaticano per incontrare il Pontefice. Un momento vissuto come un gesto di vicinanza e di ascolto, capace di offrire conforto in una fase segnata da dolore e incertezza.

L’incontro ha rappresentato un passaggio simbolico forte, in cui la dimensione privata della sofferenza si è intrecciata con quella pubblica, dando voce a un lutto che ha colpito profondamente l’intero Paese.

Da San Pietro a Palazzo Chigi

Dopo il passaggio in Vaticano, le famiglie si sono spostate a Palazzo Chigi per incontrare i rappresentanti del governo. Un confronto istituzionale pensato per coordinare una linea comune sul fronte giudiziario, sia in Svizzera sia in Italia, e per valutare le iniziative possibili a sostegno dei familiari.

L’obiettivo è quello di garantire assistenza, tutela legale e un dialogo costante con le autorità elvetiche, affinché l’inchiesta possa proseguire senza zone d’ombra.

Una tragedia che chiede verità

Il caso di Crans-Montana resta aperto e carico di interrogativi. La scomparsa dei documenti Crans-Montana sulla ristrutturazione del locale continua a rappresentare uno dei punti più inquietanti di una vicenda che intreccia giustizia, dolore e responsabilità.

Mentre le famiglie attendono risposte, l’inchiesta prosegue tra accertamenti tecnici e passaggi giudiziari delicati, in un contesto in cui ogni dettaglio può fare la differenza per ricostruire la verità su una delle tragedie più gravi degli ultimi anni.

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