Strage Crans Montana, dalle accuse ai proprietari ai controlli mancati: cosa emerge dalle indagini

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Indagini sulla strage di Crans-Montana
Le indagini sul rogo del locale di Crans-Montana
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A oltre una settimana dalla tragedia che ha sconvolto l’Europa, le indagini sulla strage di Crans Montana entrano in una fase decisiva. La notte dell’1 gennaio, il disco bar Le Constellation si è trasformato in una trappola mortale per decine di giovani. Il bilancio è drammatico: quaranta vittime, oltre cento feriti, sei ragazzi italiani uccisi e sedici connazionali rimasti gravemente ustionati.

Mentre le comunità colpite provano a elaborare il lutto, cresce la pressione sull’inchiesta avviata dalle autorità del Canton Vallese. Al centro dell’attenzione finiscono ora le responsabilità dei gestori del locale, i controlli mancati e le scelte compiute nelle ore immediatamente successive al rogo.

I proprietari del locale sotto indagine

Jacques Moretti e Jessica Maric, titolari del Le Constellation, risultano oggi formalmente indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. In un primo momento erano stati ascoltati come semplici testimoni, scelta che ha sollevato forti polemiche tra legali e familiari delle vittime.

La procura ha chiarito che l’iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta solo a distanza di alcuni giorni dalla strage. Una tempistica giudicata da molti eccessivamente prudente, considerata la gravità dell’accaduto e l’alto numero di vittime.

Le polemiche sul presunto garantismo

L’operato iniziale degli inquirenti viene ora messo in discussione. Diversi osservatori ritengono che un approccio più incisivo nelle prime ore avrebbe potuto consentire acquisizioni probatorie più rapide e approfondite.

Secondo alcuni legali, la mancata adozione immediata di misure restrittive avrebbe limitato la possibilità di effettuare perquisizioni e sequestri tempestivi, fondamentali in indagini di questo tipo.

Il video e i primi elementi contestati

Tra gli elementi emersi figura anche un filmato di videosorveglianza che mostrerebbe una delle proprietarie allontanarsi dal locale subito dopo l’incendio con evidenti segni di ustione. Il dettaglio che più colpisce gli investigatori riguarda il trasporto della cassa del locale, circostanza che ora viene attentamente valutata.

Gli inquirenti stanno analizzando ogni fotogramma per chiarire comportamenti, tempistiche e movimenti avvenuti nei minuti successivi allo scoppio dell’incendio.

Sicurezza antincendio sotto la lente

Il cuore dell’inchiesta riguarda il rispetto delle norme di sicurezza antincendio. L’attenzione si concentra su diversi aspetti strutturali e organizzativi: l’uscita di emergenza, la scala di collegamento con il piano strada, i materiali utilizzati per gli arredi interni e gli eventuali lavori effettuati dopo il subentro dei proprietari nella gestione del locale.

Alcuni sopravvissuti hanno riferito che la via di fuga risultava difficilmente praticabile. Testimonianze che, se confermate, potrebbero aggravare il quadro delle responsabilità.

I controlli mancati dal 2020

Un altro nodo cruciale riguarda i controlli amministrativi. È emerso che il locale non sarebbe stato sottoposto a verifiche periodiche da diversi anni. Un vuoto che apre interrogativi pesanti sul sistema di vigilanza affidato alle autorità comunali.

L’amministrazione locale ha riconosciuto che le verifiche spettavano al Comune, alimentando così un acceso dibattito sulla catena di responsabilità istituzionali.

Il dolore e la rabbia delle famiglie italiane

Dall’Italia arriva una richiesta unanime di verità. I familiari delle vittime chiedono chiarezza sulle cause della morte dei loro figli. In particolare, i genitori di Emanuele Galeppini vogliono capire perché il corpo del ragazzo non presentasse segni evidenti di ustioni, sollevando dubbi sulle reali dinamiche del decesso.

Anche la famiglia di Chiara Costanzo invoca un’indagine completa e senza zone d’ombra. Per i parenti delle vittime, il rischio è che la tragedia venga archiviata come un incidente inevitabile, mentre cresce la convinzione che si tratti di una strage evitabile.

Il ruolo delle autorità italiane

L’Italia segue con attenzione l’evoluzione dell’inchiesta. L’ambasciatore italiano in Svizzera ha annunciato incontri con le autorità locali per acquisire informazioni dettagliate sullo stato delle indagini e garantire assistenza alle famiglie.

Non si esclude, in presenza di determinati presupposti, l’apertura di procedimenti paralleli anche in Italia, vista l’elevata presenza di cittadini italiani tra le vittime.

Una comunità ancora sotto shock

Nei giorni scorsi si sono svolti i funerali di cinque delle sei vittime italiane. Migliaia di giovani hanno partecipato alle cerimonie a Milano, Bologna, Roma e Lugano. Oggi Genova si prepara a dare l’ultimo saluto a Emanuele Galeppini.

Il dolore collettivo si accompagna a una domanda che risuona con forza: si poteva evitare tutto questo?

Le indagini proseguono

Gli investigatori continuano a raccogliere testimonianze, perizie tecniche e documentazione amministrativa. Ogni dettaglio viene analizzato per ricostruire una catena di eventi che, in pochi minuti, ha spezzato decine di vite.

La strage di Crans-Montana resta una ferita aperta. Per le famiglie, per le comunità colpite e per un’intera generazione che chiede sicurezza, responsabilità e giustizia.

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