Un silenzio carico di commozione ha accompagnato l’ultimo saluto a Riccardo Minghetti e Giovanni Tamburi, i due sedicenni italiani morti nella tragedia di Crans-Montana. Chiese gremite a Roma e Bologna, amici in lacrime, famiglie spezzate dal dolore e una partecipazione che ha superato i confini delle singole città.
Ai funerali erano presenti anche i genitori di Manfredi, l’amico rimasto gravemente ferito nell’incendio. Un segno di vicinanza che ha unito ancora di più le famiglie colpite da una tragedia che continua a lasciare domande aperte e ferite profonde.
Roma, l’addio a Riccardo Minghetti
Nella basilica dei Santi Pietro e Paolo all’Eur, a Roma, si sono svolti i funerali di Riccardo Minghetti. All’ingresso in chiesa, il feretro è stato accompagnato dalla madre Carla, seguita da una folla composta di amici, compagni di scuola e conoscenti.
Durante l’omelia, monsignor Andrea Manto ha invitato a raccogliere il “testimone” lasciato da Riccardo. Parole che hanno richiamato il valore della vita, della responsabilità e della capacità di trasformare il dolore in amore. Riccardo è stato ricordato come un ragazzo pieno di vita, amante dello sport, degli amici e della famiglia.
In chiesa, un grande cartellone realizzato dagli amici riportava una frase semplice e potente: “Riccardo vive in tutti noi”.

Bologna, il dolore per Giovanni Tamburi
A Bologna, una folla di giovanissimi si è raccolta davanti alla cattedrale metropolitana di San Pietro per l’ultimo saluto a Giovanni Tamburi. Molti dei presenti arrivavano direttamente dal liceo Righi, la scuola che frequentava.
La bandiera del Comune è rimasta listata a lutto per l’intera giornata. In chiesa, tra le prime file, erano presenti rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, accanto a una comunità profondamente segnata dalla perdita.

Le parole dei genitori di Giovanni
Poco prima dell’inizio della cerimonia, la madre di Giovanni, Carla Masiello, ha parlato con voce ferma ma segnata dal dolore. Ha raccontato di un figlio che sorrideva sempre e di un amore percepito chiaramente nella folla riunita per salutarlo.
Il padre di Giovanni ha pronunciato parole strazianti: “Sono morto con lui”. Una frase che ha attraversato la chiesa come un colpo silenzioso, restituendo la misura di una perdita che non trova spiegazioni.
Il ricordo degli amici
Durante le celebrazioni, anche gli amici hanno voluto prendere la parola. Beatrice, una compagna di classe di Giovanni, ha parlato di uno spazio vuoto che difficilmente potrà essere colmato, di un sorriso che resta impresso nella memoria di chi lo ha conosciuto.
Le testimonianze dei ragazzi hanno restituito il ritratto di due adolescenti amati, presenti, capaci di lasciare un segno profondo nelle vite degli altri.
Scuole unite nel lutto
In segno di rispetto, il liceo scientifico Cannizzaro di Roma ha sospeso le lezioni per consentire agli studenti di partecipare ai funerali di Riccardo. La dirigente scolastica ha invitato alla massima compostezza e al raccoglimento, sottolineando la vicinanza dell’intera comunità scolastica alla famiglia.
Anche a Bologna, studenti e docenti hanno accompagnato Giovanni nel suo ultimo viaggio, trasformando il dolore in un momento di condivisione e memoria.
Una comunità ferita ma presente
Le esequie di Riccardo Minghetti e Giovanni Tamburi hanno mostrato un Paese capace di fermarsi, di stringersi intorno alle famiglie e di riconoscere il valore di vite spezzate troppo presto.
In chiesa, nelle piazze e nelle scuole, il silenzio e le parole hanno raccontato la stessa cosa: il bisogno di non dimenticare e di trasformare una tragedia collettiva in memoria viva.















