Il prossimo 8 marzo 2026, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, il palcoscenico del Teatro dei Documenti ospiterà un evento artistico di grande spessore: “La Fenice”.
Lo spettacolo è una produzione della Compagnia Amici della Danza e si preannuncia come un viaggio intenso attraverso la recitazione.
Il cuore pulsante della serata sarà il “Virtuosismo attoriale” di Maria Sofia Palmieri. L’artista si misurerà con testi di rara potenza emotiva e impegno civile.
La direzione dello spettacolo è affidata alla regia di Alessia Di Castro e la regia attoriale è di Alice Bellantoni.
La componente estetica e narrativa sarà ulteriormente arricchita dalle coreografie curate dalla stessa Alessia Di Castro insieme a Matteo Pastore. L’adattamento teatrale è di Massimo Crescimbene. Aiuto regia: Marco Testaiuti.
Accanto alla Palmieri, sul palco del Teatro dei Documenti vedremo le performance di: Denise Agostini e di Andrea Casanova Moroni.
Ci saranno parti molto danzate tra cui un passo tra Maria Sofia Palmieri e l’Ex Etoile, primo ballerino Matteo Pastore
L’appuntamento è fissato per l’8 marzo 2026, una data simbolica per uno spettacolo che, attraverso la figura della Fenice e la scelta dei testi, sembra voler celebrare la rinascita e la forza del talento femminile.
Tre giorni fa, al party di compleanno di una nota presentatrice al Tartarughino, abbiamo avuto l’occasione di incontrare la bellissima Elisa Forte, attrice romana nota per le sue interpretazioni in diverse serie TV e film. Elisa era radiosa, con un look elegante e sofisticato stile Gold – come da dress code -, che la faceva sembrare una vera star di Hollywood.
Ci ha parlato della sua ultima esperienza lavorativa e dei suoi progetti futuri, ma anche della sua vita privata, che sembra essere in fermento. “Non posso dire molto, ma posso dire che sono molto felice in questo momento”, ci ha detto con un sorriso enigmatico.
La serata è stata un vero successo, con ospiti vip e una atmosfera festosa. Ma Elisa non si ferma qui: il 2025 ha segnato un punto di svolta definitivo nella sua carriera. La sua audace interpretazione di una “Cleopatra bionda” ha lasciato il segno nella critica e nel pubblico, confermando la sua bravura come attrice e icona di stile.
E il prossimo appuntamento è già fissato: venerdì 27 febbraio, Elisa sarà fra i protagonisti dell’esclusivo evento “Sanremo ON” al Victory Morgana Bay, dove sarà al centro della scena internazionale.
Ma c’è anche un’altra notizia che sta facendo parlare: pare che Elisa abbia trovato l’amore, un legame viscerale nato lontano dai flash romani. Chi è l’uomo che ha conquistato il cuore della “regina” bionda? Sanremo, forse, sarà l’occasione giusta per svelare il mistero…I fan ogni giorno che passa sono sempre più in trepidazione.
Morte Andrea Purgatori, quattro medici a processo per omicidio colposo
È iniziato a Roma il processo per la morte del giornalista Andrea Purgatori, deceduto il 19 luglio 2023. Quattro medici sono imputati con l’accusa di omicidio colposo in relazione al decesso, avvenuto a causa di una endocardite infettiva. Purgatori conviveva da tempo con un tumore ai polmoni.
Nel corso dell’udienza odierna, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Roma ha riconosciuto come responsabili civili il Policlinico Umberto I di Roma, due cliniche private e tre società di assicurazione. La prossima udienza del processo è stata fissata per l’8 maggio.
Medici imputati per la morte di Andrea Purgatori
Sono quattro i medici rinviati a giudizio: il radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi, la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, membri dell’équipe di Gualdi, e il cardiologo Guido Laudani. Secondo la Procura di Roma, i sanitari avrebbero agito con imperizia, negligenza e imprudenza nelle cure prestate al giornalista.
Le indagini, coordinate dai pm di piazzale Clodio, si sono concluse nel dicembre 2024 con il rinvio a giudizio dei medici che ebbero in cura Purgatori. Già nel settembre precedente, durante l’udienza preliminare, erano stati ammessi come parte civile i familiari del giornalista e l’associazione Cittadinanza Attiva.
L’errore diagnostico e le indagini
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un errore nella refertazione di una risonanza magnetica eseguita l’8 maggio 2023, circa due mesi prima della morte di Purgatori. In particolare, secondo l’accusa, i neuroradiologi non avrebbero interpretato correttamente l’esame, ritardando la diagnosi dell’endocardite infettiva.
Nella perizia medico-legale disposta dalla Procura si parla di “una catastrofica sequela di errori ed omissioni” che avrebbe contribuito al decesso del giornalista.
“Siamo soddisfatti della decisione del giudice e seguiamo con attenzione lo sviluppo del processo”, ha dichiarato l’avvocato Alessandro Gentiloni, legale dei familiari di Andrea Purgatori.
Crans Montana, dichiarazioni drammatiche dei feriti
La tragedia che ha colpito la località sciistica svizzera di Crans-Montana nella notte di Capodanno rimane uno dei casi più drammatici dell’anno. Un incendio all’interno del locale Le Constellation, durante una festa per il nuovo anno, ha provocato oltre 40 vittime e più di 100 feriti tra giovani italiani e stranieri.
Le testimonianze dei feriti italiani
Le dichiarazioni dei feriti italiani sulla strage di Crans-Montana stanno facendo emergere nuovi dettagli sulla tragedia avvenuta nella notte di Capodanno nella località sciistica svizzera. I sopravvissuti, ascoltati dagli inquirenti italiani, parlano di uscite di sicurezza chiuse, panico all’interno del locale e difficoltà nei soccorsi durante l’incendio che ha causato decine di morti e oltre cento feriti.
1. Uscite di sicurezza chiuse e vie di fuga inaccessibili
Secondo i sopravvissuti, uno degli elementi più ricorrenti emersi nelle testimonianze riguarda le uscite di sicurezza chiuse o non accessibili al momento dell’incendio. Questo ha generato panico tra i presenti e reso difficoltosa l’evacuazione. La possibilità di fuga è stata così compromessa da causare una maggior confusione e il rapido diffondersi dell’incendio prima che chiunque potesse reagire.
2. Assenza di indicazioni e soccorsi immediati
Un altro aspetto evidenziato nei racconti è la quasi totale assenza di indicazioni su cosa fare e di interventi immediati con estintori. I feriti affermano che nessuno all’interno del locale ha ricevuto istruzioni chiare o direttive su come mettersi in salvo.
Questa situazione ha contribuito a un clima di panico totale, con molti giovani che si sono ritrovati da soli a cercare una via d’uscita.
3. Accuse alla co-proprietaria del locale
Nelle testimonianze ascoltate dagli inquirenti italiani, alcuni feriti hanno riferito che una delle co-proprietarie del bar, identificata come Jessica Moretti, sarebbe fuggita dalla scena rapidamente, lasciando i presenti a fronteggiare la tragedia.
Questi elementi – insieme alle testimonianze sulle vie di fuga bloccate – sono ora al centro delle indagini per chiarire eventuali responsabilità penali e omissioni nelle misure di sicurezza.
Il lavoro della Procura di Roma
La Procura di Roma ha assunto un ruolo centrale nel raccogliere le dichiarazioni dei feriti italiani, coordinandosi con le autorità svizzere tramite rogatorie internazionali. Gli inquirenti stanno acquisendo verbali e cartelle cliniche dei ragazzi e delle ragazze coinvolti per ricostruire con precisione dinamica e responsabilità.
È prevista anche una collaborazione con la magistratura svizzera per un’indagine congiunta, che possa portare a una valutazione condivisa delle prove e delle testimonianze raccolte.
Perché le testimonianze contano
Le dichiarazioni dei feriti italiani non sono solo una fonte di verità personale o emotiva: sono pezzi chiave per capire eventuali violazioni delle norme di sicurezza, omissioni nello svolgimento dei controlli e responsabilità degli organizzatori dell’evento.
Nel corso delle settimane successive alla tragedia, le testimonianze raccolte hanno già evidenziato elementi potenzialmente rilevanti per l’inchiesta, come la gestione del locale e le condizioni strutturali delle vie di fuga.
Proseguono gli accertamenti sulla morte della bambina.
Un segno rilevato durante l’esame autoptico potrebbe cambiare il quadro investigativo sulla morte di Beatrice, la bambina di due anni deceduta a Bordighera.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti disposti dalla Procura, sul corpo della piccola sarebbe stata riscontrata un’impronta parziale di scarpa sull’arto inferiore. Un elemento che, secondo le prime valutazioni medico-legali, risulterebbe compatibile con un trauma non accidentale.
L’esito dell’autopsia
L’esame autoptico è stato affidato a Francesco Ventura, direttore dell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico San Martino.
Durante le operazioni peritali è emersa la presenza di un’impronta parziale di scarpa sulla gamba della bambina. L’elemento è ora al centro delle valutazioni degli inquirenti, che stanno approfondendo la natura del trauma e la sua eventuale incidenza nella dinamica dei fatti.
L’ipotesi principale al momento resta quella di un’emorragia cerebrale come causa del decesso. Secondo gli esperti, l’evento potrebbe essere stato determinato da una combinazione di fattori, con un aggravamento progressivo fino all’esito fatale.
La posizione della madre
Per la morte della bambina si trova attualmente in carcere la madre, detenuta nel penitenziario di Genova Pontedecimo, con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
La donna continua a ribadire la propria versione: la figlia, sostiene, sarebbe caduta accidentalmente dalle scale. Una ricostruzione che ora viene messa a confronto con i risultati dell’autopsia.
Le indagini in corso
Gli investigatori stanno esaminando tutti gli elementi raccolti, inclusi rilievi tecnici e testimonianze. L’impronta parziale rappresenta un nuovo tassello dell’inchiesta, ma saranno necessari ulteriori approfondimenti per chiarirne la portata e il significato probatorio.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dall’ordinamento, la persona sottoposta a misura cautelare deve essere considerata presunta innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
La Procura prosegue gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica che ha portato alla morte della bambina.
Il presidente annuncia la divulgazione dei documenti.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncia la futura divulgazione di documenti governativi relativi a Ufo, Uap e presunti fenomeni extraterrestri.
In un post pubblicato sul suo social Truth, Trump ha parlato di un “enorme interesse” dell’opinione pubblica sul tema, assicurando che verranno rese pubbliche “tutte le informazioni collegate a queste questioni estremamente complesse, ma estremamente interessanti e importanti”.
I file su Ufo e fenomeni aerei non identificati
Nel messaggio diffuso su Truth, il presidente ha fatto riferimento esplicito ai file governativi sulla “vita aliena ed extraterrestre” e sui cosiddetti fenomeni aerei non identificati, noti con l’acronimo UAP (Unidentified Aerial Phenomena), oltre ai più tradizionali UFO.
Il termine UAP è utilizzato ufficialmente dalle autorità americane negli ultimi anni per indicare oggetti o fenomeni osservati nei cieli che non trovano immediata spiegazione.
Trump non ha indicato una data precisa per la divulgazione, ma ha assicurato che la trasparenza sarà totale.
Un tema che divide da decenni
Negli Stati Uniti la questione Ufo è oggetto di dibattito pubblico da oltre mezzo secolo. Negli ultimi anni il Pentagono ha già pubblicato rapporti su fenomeni aerei non identificati, ammettendo l’esistenza di eventi osservati ma non completamente spiegati.
La promessa di rendere pubblici ulteriori file potrebbe riaccendere l’attenzione mediatica e politica su un argomento che ciclicamente torna al centro della scena.
Interesse pubblico e strategia politica
Trump ha parlato di “enorme interesse”, un’espressione che sottolinea quanto il tema abbia presa sull’opinione pubblica. La divulgazione di documenti governativi su Ufo e fenomeni extraterrestri rappresenterebbe un passaggio significativo sul piano della trasparenza istituzionale.
Non è la prima volta che il tema entra nel dibattito politico americano. Tuttavia, l’annuncio diretto del presidente conferisce alla questione un peso istituzionale maggiore.
Cosa potrebbe emergere
Al momento non è chiaro quali documenti verranno effettivamente resi pubblici e quale sarà il contenuto delle informazioni divulgate. In passato, molti rapporti ufficiali hanno escluso prove di origine extraterrestre, pur riconoscendo l’esistenza di fenomeni non spiegati.
L’eventuale pubblicazione integrale dei file potrebbe fornire nuovi elementi o confermare quanto già emerso negli anni precedenti.
Un annuncio destinato a far discutere
Il post su Truth ha già generato attenzione sui social e nei media internazionali. Il tema Ufo continua a esercitare un forte fascino collettivo, tra curiosità scientifica, interrogativi strategici e suggestioni culturali.
La promessa di rendere pubblici documenti governativi aggiunge ora una nuova fase a una storia che accompagna la politica americana da decenni.
La parola più difficile è arrivata. Dopo settimane di attesa, consulti, speranze e preghiere, la famiglia del piccolo Domenico ha scelto di avviare la terapia del dolore.
«Non ci sono più speranze» ha detto la madre, Patrizia, annunciando l’avvio della Pianificazione Condivisa delle Cure presso l’ospedale Monaldi di Napoli. Una decisione maturata dopo l’ultimo parere medico e comunicata pubblicamente attraverso il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi.
«Non è eutanasia – ha voluto precisare – ma una procedura che serve a evitare l’accanimento terapeutico».
L’avvio della Pianificazione Condivisa delle Cure
La famiglia ha presentato istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure (Pcc), istituto previsto dalla normativa italiana che consente di concordare con l’equipe sanitaria il percorso terapeutico nelle situazioni cliniche irreversibili.
Il Monaldi ha accolto la richiesta. Il primo accesso del percorso terapeutico è stato avviato.
«Iniziamo le procedure per alleviare il dolore di mio figlio» ha dichiarato la madre. La scelta è arrivata dopo che un medico legale di parte ha escluso la possibilità di ulteriori margini terapeutici, anche all’estero.
La terapia del dolore non anticipa la morte. Serve a evitare sofferenze in presenza di un quadro clinico considerato irreversibile.
Il dramma di un padre
Accanto al linguaggio formale delle procedure mediche c’è la voce spezzata di un padre.
Durante una trasmissione televisiva, l’uomo ha raccontato il vuoto lasciato dalla malattia del figlio.
«La mattina quando mi svegliavo e andavo a lavorare mi diceva “ciao papà”. Mi manca giocare con lui, mi manca il suo sorriso, mi manca tutto di mio figlio».
L’ultimo ricordo nitido è quello del ricovero. «L’ultima volta che l’ho visto è stato quando l’abbiamo portato in ospedale. L’hanno preso e non l’ho visto più».
Parole che restituiscono il lato umano di una vicenda che ha commosso l’intero Paese.
L’inchiesta si allarga
Mentre si avvia il percorso di accompagnamento terapeutico, prosegue l’inchiesta giudiziaria.
Attualmente gli indagati sono sei, tutti operanti a Napoli, ma il numero potrebbe aumentare. L’attenzione si concentra anche su quanto avvenuto a Bolzano, dove il cuore destinato al trapianto era stato prelevato lo scorso 23 dicembre.
Due i punti centrali dell’indagine.
Il primo riguarda l’utilizzo del ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo. Secondo quanto emerso dalle verifiche interne, l’uso di ghiaccio a temperature estremamente basse avrebbe compromesso il muscolo cardiaco.
Il secondo nodo riguarda la tempistica dell’intervento al Monaldi: chi doveva verificare le condizioni dell’organo prima dell’espianto del cuore malato? Chi doveva coordinare la sequenza operatoria?
Gli inquirenti stanno valutando anche la possibilità che vengano iscritti nuovi nomi nel registro degli indagati.
I dubbi sulle alternative terapeutiche
Un altro interrogativo riguarda l’eventuale utilizzo di un dispositivo di assistenza ventricolare (Vad), alternativa all’Ecmo.
Secondo alcune ricostruzioni, un supporto diverso avrebbe potuto evitare i danni progressivi che hanno reso impossibile il secondo trapianto. Anche questo aspetto rientra nel quadro degli accertamenti.
Le indagini sono ancora nella fase preliminare e serviranno a chiarire eventuali responsabilità.
La fiaccolata e la preghiera
Intanto la comunità continua a stringersi attorno alla famiglia.
A Nola oltre cento persone hanno partecipato a una fiaccolata con palloncini a forma di cuore e uno striscione con la scritta «Per il nostro guerriero». La pioggia ha trasformato il corteo in un momento di preghiera nel duomo cittadino.
Un’altra celebrazione si era tenuta in mattinata nella parrocchia Maria Santissima della Stella.
La vicenda di Domenico ha attraversato l’Italia intera. Ora resta il silenzio di una scelta dolorosa, maturata nel tentativo di proteggere un figlio dalla sofferenza.
Operazione dei Carabinieri su delega della Procura di Napoli.
Un operatore socio-sanitario è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata ai danni di un minore. Il provvedimento è stato eseguito dai militari della stazione dei Carabinieri di Monte di Procida su delega della Procura della Repubblica di Napoli – IV Sezione indagini.
L’uomo è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, sarebbe gravemente indiziato di reiterati abusi commessi durante il periodo di degenza della vittima in una struttura sanitaria.
L’indagine avviata dopo la denuncia
L’attività investigativa è partita dalla denuncia presentata dalla persona offesa. La vittima ha raccontato una serie di episodi avvenuti nel corso della permanenza nella struttura.
Gli accertamenti svolti dagli investigatori hanno incluso l’analisi di dispositivi informatici, l’accesso a contenuti digitali e l’assunzione di dichiarazioni testimoniali. Le verifiche avrebbero consentito di delineare un quadro indiziario ritenuto grave nei confronti dell’indagato.
Secondo quanto comunicato dal Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli, gli abusi sarebbero stati commessi approfittando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima.
La misura cautelare
Il Gip del Tribunale di Napoli ha ritenuto sussistenti i presupposti per applicare la misura cautelare in carcere. L’operatore socio-sanitario si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari.
Presunzione di innocenza
Come previsto dall’ordinamento, la persona sottoposta a misura cautelare deve essere considerata presunta innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda.
Napoli perde una delle sue voci più autentiche e riconoscibili. Si è spenta a 88 anni, nella sua città,Angela Luce, artista simbolo della cultura partenopea degli ultimi settant’anni. Con lei se ne va un pezzo importante della storia musicale, teatrale e cinematografica italiana.
Angela Savino, questo il suo nome all’anagrafe, aveva iniziato la carriera giovanissima, all’inizio degli anni Cinquanta. Da allora non si era più fermata, attraversando epoche e generazioni, mantenendo intatta la sua identità artistica e il legame profondo con Napoli.
Una carriera tra musica, teatro e cinema
Il percorso di Angela Luce è stato straordinario per longevità e versatilità. Cantante intensa e interprete raffinata, ha saputo imporsi anche come attrice di grande spessore, lavorando con alcuni dei nomi più importanti del cinema e del teatro italiano.
Nel corso della sua carriera ha incrociato figure come Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Alberto Sordi. Collaborazioni che raccontano il livello artistico raggiunto e la stima conquistata nel mondo dello spettacolo.
La sua presenza scenica, intensa e misurata, le ha consentito di spaziare tra generi diversi, dal teatro popolare al cinema d’autore, mantenendo sempre una cifra personale riconoscibile.
“Ipocrisia” e il successo a Sanremo
Nel 1975 Angela Luce conquistò il grande pubblico nazionale con la canzone Ipocrisia, classificatasi al secondo posto al Festival di Sanremo. Un brano che divenne simbolo di un’epoca e che ancora oggi viene ricordato come uno dei momenti più intensi della canzone italiana di quegli anni.
La sua voce, calda e profonda, riusciva a unire tradizione e modernità. Era capace di raccontare Napoli senza stereotipi, con autenticità e rigore interpretativo.
Un simbolo della napoletanità autentica
Angela Luce non è stata soltanto un’artista di successo. È stata un simbolo identitario per Napoli. La sua carriera ha accompagnato trasformazioni sociali e culturali della città, diventando parte integrante della memoria collettiva.
La sua interpretazione della canzone napoletana non era folkloristica, ma colta e consapevole. Ogni brano era una narrazione, ogni esibizione un racconto.
Il cordoglio del mondo dello spettacolo
La notizia della sua scomparsa ha generato un’ondata di commozione. Numerosi i messaggi di affetto comparsi sui social. Tra questi quello della cantante napoletana Ida Rendano, che ha ricordato Angela Luce come una delle interpreti più vere della città.
Parole che testimoniano l’impatto umano oltre che artistico della sua figura.
Un’eredità che resta
Con la morte di Angela Luce si chiude una stagione importante della cultura partenopea. Ma la sua eredità resta viva nelle sue interpretazioni, nelle incisioni discografiche, nei film e nelle opere teatrali che continuano a raccontare un pezzo di Italia.
La sua carriera, iniziata negli anni Cinquanta, ha attraversato decenni di cambiamenti senza mai perdere coerenza. Una rarità nel panorama artistico contemporaneo.
Napoli oggi la saluta con gratitudine. Perché Angela Luce non è stata soltanto una cantante o un’attrice. È stata una voce della città, una presenza costante, una memoria condivisa.
Il destino del Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si gioca sull’affluenza. È questo il dato politico più rilevante che emerge dall’ultimo sondaggio realizzato da YouTrend per Sky TG24: con una partecipazione elevata il Sì sarebbe in leggero vantaggio, mentre con un’affluenza più bassa prevarrebbe il No.
Lo scenario appare fluido e strettamente legato alla mobilitazione elettorale. Il dato politico, più che nel margine tra le due opzioni, risiede nella capacità dei fronti di portare i propri elettori alle urne.
Alta affluenza: Sì avanti di poco
Nello scenario che considera chi dichiara di votare “sicuramente o probabilmente”, il Sì raggiungerebbe il 51% (-1,6% rispetto alla rilevazione precedente), contro il 49% del No (+1,6%). L’affluenza stimata si attesterebbe al 59,6%.
Si tratta di un vantaggio minimo ma sufficiente, in questo scenario, a consegnare la vittoria alla riforma.
Bassa affluenza: il ribaltamento
Se invece si considera solo il perimetro di chi voterebbe “sicuramente”, dunque con un’affluenza più contenuta al 48%, i rapporti si invertono. Il No salirebbe al 51,5%, mentre il Sì scenderebbe al 48,5%.
La fotografia restituisce un quadro netto: il fronte contrario alla riforma appare più compatto e motivato tra gli elettori certi, mentre il Sì beneficia maggiormente dell’allargamento della partecipazione.
Una divisione politica marcata
La spaccatura segue linee politiche precise. Nel centrodestra oltre il 75% degli elettori si schiera per il Sì. Nel cosiddetto Campo Largo quasi otto su dieci voterebbero No.
Tra chi oggi vota altri partiti, l’orientamento risulta più equilibrato ma con una tendenza leggermente favorevole al Sì.
Il referendum, dunque, assume un carattere fortemente identitario.
Board of Peace: italiani scettici
Tra i temi affrontati dal sondaggio emerge anche il Board of Peace. Il 36% degli italiani ritiene che l’Italia non debba partecipare in alcun modo. Il 23% preferirebbe una partecipazione come osservatore, mentre solo l’11% sostiene l’ingresso come membro a pieno titolo. Il 30% non esprime un’opinione.
Anche su questo fronte la divisione è politica. Nel Campo Largo prevale nettamente la posizione di non partecipazione. Nel centrodestra, invece, domina la linea dell’osservatore, con una quota significativa favorevole all’adesione piena.
Fiducia nell’Unione Europea ai minimi storici
Il sondaggio evidenzia un altro dato significativo: la fiducia nell’Unione Europea si attesta al 37% tra chi dichiara molta o abbastanza fiducia, mentre il 50% esprime poca o nessuna fiducia.
Il dato è sopra la media tra gli elettori del Partito Democratico, di Avs e delle forze liberal-progressiste. Nel centrodestra e tra gli elettori M5s prevale invece la sfiducia.
Europa e Trump: mediazione o opposizione?
Rispetto alla politica estera di Donald Trump, il 42% ritiene che l’Unione Europea debba cercare una mediazione. Il 36% chiede una netta opposizione. Solo il 4% vorrebbe un atteggiamento di assecondamento.
Nel Campo Largo domina la linea dura contro Washington. Nel centrodestra prevale l’idea di mediazione.
Italia tra Ue e Usa
Alla domanda su dove debba collocarsi l’Italia, il 34% indica una maggiore vicinanza all’Unione Europea. Il 30% preferisce una posizione di mediazione tra Bruxelles e Washington. Il 14% vorrebbe un distanziamento da entrambe le sponde.
La distribuzione politica conferma l’orientamento europeista del Campo Largo e la preferenza per la mediazione nel centrodestra.
La leadership europea
Sul tema della guida carismatica dell’Europa, l’elettorato appare frammentato. Giorgia Meloni è al 21%, seguita da Mario Draghi al 20% e Pedro Sánchez al 15%.
Quote consistenti si concentrano su “nessuno” (19%) e “non so” (17%), segno di una leadership europea ancora percepita come incerta.
La premier Meloni durante il vertice internazionale sulla sicurezza dell’Ucraina.
Ucraina: cresce l’incertezza
Sulla linea che l’Italia dovrebbe tenere rispetto alla guerra in Ucraina, aumenta l’indecisione. Il 25% non esprime un’opinione, in crescita rispetto a dicembre.
Il 7% valuterebbe l’invio di truppe. Il 20% continuerebbe a inviare armi senza truppe. Un altro 20% preferirebbe fermare l’invio di armi mantenendo il sostegno economico. Il 28% chiede di interrompere sia armi sia finanziamenti.
La frammentazione riflette un’opinione pubblica meno polarizzata e più cauta.
Intenzioni di voto: quadro stabile
Nelle intenzioni di voto Fratelli d’Italia resta primo partito al 28,6%, seguito dal Partito Democratico al 21,5%. Il distacco rimane attorno ai sette punti.
Il Movimento 5 Stelle si attesta all’11,7%. Forza Italia scende al 9,1%. Alleanza Verdi-Sinistra sale al 7,2%. La Lega è al 6,1%.
Astenuti e indecisi raggiungono il 35,7%, dato che conferma un’ampia area di elettorato ancora mobile.
Il giudizio sul governo
Il 32% esprime un giudizio positivo sul governo guidato da Giorgia Meloni, mentre il 56% lo valuta negativamente. La polarizzazione resta evidente: nel centrodestra l’apprezzamento supera l’80%, mentre nel Campo Largo i giudizi negativi sfiorano il 95%.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mantiene il livello di fiducia più alto, al 63%.
Un quadro appeso alla mobilitazione
Il sondaggio restituisce un’Italia divisa su quasi tutti i principali dossier: giustizia, politica estera, Unione Europea, guerra in Ucraina.
Il Referendum Giustizia resta il punto più immediato di verifica politica. La differenza tra vittoria del Sì o del No dipenderà dalla partecipazione.
La campagna elettorale, dunque, non si giocherà solo sugli argomenti. Si giocherà sulla capacità di mobilitare gli elettori.