Edificio colpito a Tel Aviv durante l’attacco iraniano
Nuova escalation nella notte: l’Iran colpisce Israele e rivendica attacchi contro infrastrutture energetiche. Raid israeliani su Teheran e interventi Usa in Iraq
Nuova escalation nel conflitto tra Iran e Israele: una pioggia di missili ha colpito Tel Aviv, causando almeno sei feriti e danni nel centro della città.
In sintesi: l’attacco iraniano segna un salto di tensione, mentre Israele risponde con raid mirati e gli Stati Uniti colpiscono milizie filo-Teheran in Iraq.
I missili iraniani colpiscono Israele e superano le difese
L’attacco è avvenuto nelle prime ore del mattino, quando l’Iran ha lanciato una nuova ondata di missili verso Israele.
Secondo la televisione di Stato iraniana, alcuni ordigni avrebbero attraversato i sistemi di difesa israeliani, colpendo edifici nel nord del Paese e causando esplosioni avvertite anche a Gerusalemme.
A Tel Aviv, almeno un missile con una testata da circa 100 chilogrammi ha provocato ingenti danni e diversi feriti, alimentando i timori su una possibile vulnerabilità dello scudo difensivo.
La risposta di Israele: raid mirati e obiettivi militari
La reazione israeliana è stata immediata.
Le forze armate hanno avviato operazioni contro lanciatori di missili e infrastrutture militari nell’Iran occidentale, intensificando i raid nelle ore successive all’attacco.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la capacità offensiva iraniana e prevenire ulteriori lanci.
Teheran accusa: «Colpite le nostre infrastrutture energetiche»
Parallelamente, l’Iran denuncia attacchi statunitensi e israeliani contro il proprio settore energetico.
Secondo i media locali, nella provincia di Isfahan sarebbe stato colpito:
un edificio dell’amministrazione del gas naturale
una stazione di riduzione della pressione
A Khorramshahr, invece, sarebbe stato preso di mira un gasdotto collegato a una centrale elettrica.
Non si registrano vittime, ma gli attacchi vengono letti come un tentativo di colpire infrastrutture strategiche.
Raid Usa in Iraq e tensioni globali
Il conflitto si allarga anche oltre i confini diretti.
Un raid attribuito agli Stati Uniti nell’ovest dell’Iraq ha causato la morte di 15 miliziani filo-iraniani, aumentando ulteriormente la tensione nella regione.
Nel frattempo, anche la Corea del Nord entra nello scenario geopolitico, con Kim Jong-un che ribadisce che Pyongyang non rinuncerà alle armi nucleari, accusando Washington di “terrorismo di Stato”.
Cosa può succedere ora
La situazione resta estremamente instabile.
L’intensificarsi degli attacchi tra Iran e Israele, unito al coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e alle tensioni globali, fa temere una escalation su scala più ampia.
Le prossime ore saranno decisive per capire se il conflitto resterà circoscritto o se si allargherà ulteriormente, coinvolgendo nuovi attori e nuovi fronti.
La premier Giorgia Meloni commenta il risultato del referendum sulla giustizia
Affluenza record e bocciatura netta: il voto si trasforma in un segnale politico contro la maggioranza. La premier rilancia, ma il quadro ora si complica
Il referendum sulla giustizia si chiude con una netta vittoria del No al 53,25%, un risultato che va oltre il piano tecnico e assume un significato politico diretto per il governo.
In sintesi: la bocciatura della riforma diventa un segnale contro la maggioranza, aprendo una fase di tensione e ridefinizione degli equilibri politici.
Il voto degli italiani manda un segnale chiaro
Il dato finale è netto: circa 15 milioni di elettori hanno scelto il No, quasi 2 milioni in più rispetto ai Sì, fermi al 46,75%.
La distribuzione territoriale conferma la portata del risultato: il Sì resiste soltanto in:
Veneto
Lombardia
Friuli-Venezia Giulia
Nel resto del Paese prevale la bocciatura della riforma.
A rafforzare il peso politico del voto è la partecipazione elevata, che ha sfiorato il 59%, trasformando il referendum in un passaggio centrale per il clima politico nazionale.
Lo spoglio delle schede elettorali
Una bocciatura che pesa più del previsto dentro la maggioranza
All’interno del governo il risultato viene letto come più di una semplice sconfitta referendaria.
L’ampia affluenza e il margine del No rendono il voto difficilmente interpretabile come un episodio isolato, alimentando la convinzione che si tratti di un segnale diretto all’esecutivo.
Tra i vertici della maggioranza emerge la linea prudente: in una fase incerta, gli elettori avrebbero scelto di non intervenire sulla Costituzione, evitando cambiamenti percepiti come troppo profondi.
Meloni tiene la linea, ma l’opposizione intravede uno spiraglio
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non cambia rotta e rilancia: “È un’occasione persa per modernizzare l’Italia, ma andiamo avanti”.
Una posizione che punta a contenere l’impatto politico della sconfitta e a mantenere compatta la maggioranza.
Dall’altra parte, il centrosinistra interpreta il risultato come un punto di svolta. Le piazze si riempiono e il messaggio è esplicito: “Una maggioranza alternativa c’è già”.
Un’affermazione che alza il livello dello scontro e rilancia la prospettiva di nuove dinamiche politiche.
L’obiettivo resta arrivare a fine legislatura, ma il contesto appare più instabile.
Il rischio è quello di entrare in una fase di confronto politico continuo, con una opposizione rafforzata e una maggioranza chiamata a ritrovare compattezza.
Sul piano interno, resta aperto anche il nodo Delmastro, che potrebbe incidere sugli equilibri dell’esecutivo nei prossimi giorni.
Oltre la metà delle aziende familiari del Mezzogiorno ha già affrontato un passaggio generazionale valorizzando la coesistenza tra NowGen e NextGen (75%), un modello che favorisce lo sviluppo graduale della leadership.
L’89% delle aziende familiari vede almeno due membri della famiglia laureati (circa l’80% con master o esperienze di studio all’estero) e valorizza le competenze attraverso esperienze lavorative esterne all’azienda di famiglia (77%) o all’estero (46%), programmi di coaching e formazione per la NextGen, con una forte apertura al merito e al management esterno (67% dei top manager non è familiare).
Le aziende familiari del Mezzogiorno (92%) sono disposte a sacrificare profitti di breve termine per creare valore economico sostenibile nel lungo periodo attraverso l’attività aziendale.
Il patrimonio familiare è largamente investito in azienda (77% dei casi) ed è messo al servizio del raggiungimento del purpose benché gestito per essere trasmesso alle generazioni successive.
Napoli, 23 marzo 2026 – Le aziende familiari rappresentano il 62% delle realtà attive nel Mezzogiorno, circa 222 mila in totale. Dal punto di vista settoriale si concentrano nell’industria manifatturiera, alimentare, di fabbricazione di prodotti di metallo, nel commercio all’ingrosso e nell’assistenza sanitaria. Le aziende familiari impiegano il 47% della forza lavoro complessiva nel Mezzogiorno, con circa 1,9 milioni di occupati in totale. Nel 75% dei casi, due generazioni sono impegnate insieme nella guida dell’azienda, in vista di una transizione che si realizzerà consegnando la leadership aziendale, nel 79% dei casi, ai membri familiari.
Sono queste alcune delle evidenze che emergono dal secondo report FLAG sulle aziende familiari del Mezzogiorno, realizzato dal Centro di Ricerca Family Business Lab on Accounting and Governance (FLAG) nato dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”
– Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni e l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” – Dipartimento di Economia e Finanza e condotto su 139 aziende familiari in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Come evidenziato in occasione della prima edizione del report, le aziende familiari mostrano elevati livelli di civismo imprenditoriale: sono solite partecipare tangibilmente al miglioramento economico e sociale delle comunità di riferimento pur mantenendo una presenza globale. La seconda edizione del report indaga l’intento strategico aziendale (sintetizzato con il purpose) e l’insieme delle risorse familiari (sintetizzare con il patrimonio) quali driver dell’impatto delle aziende familiari.
“Le aziende familiari del Mezzogiorno – commenta Donata Mussolino, Professoressa Ordinaria di Economia aziendale presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni (DEMI) – pur mantenendo saldamente il controllo nelle mani della famiglia, mostrano una governance strutturata con consigli di amministrazione e meccanismi di pianificazione della successione volti a garantire continuità e armonia interna. La leadership aziendale viene affidata a manager familiari, mentre il management esterno supporta la professionalizzazione. La transizione generazionale viene gestita valorizzando il capitale umano e i valori familiari, conciliando la legacy con l’ingresso delle nuove generazioni. Le sfide principali riguardano la sostenibilità intergenerazionale e i rischi esterni, ma le aziende puntano a sviluppare le competenze delle nuove generazioni attraverso un’attenzione importante al capitale umano”.
A tal riguardo, Alessandro Cirillo, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni (DEMI), commenta: “Un tema importante che emerge dalla survey è quello connesso al capitale umano: il talento e la sua valorizzazione appaiono leve strategiche cruciali per il raggiungimento del purpose aziendale che viene, quasi sempre, declinato in ottica transgenerazionale. Nelle aziende familiari intervistate, il capitale umano si sviluppa in primis tramite formazione accademica ma anche mediante esperienze lavorative maturate al di fuori della propria realtà familiare o all’estero. Le competenze appaiono così strategicamente rilevanti che le famiglie imprenditoriali non solo ne stabiliscono alcune quali requisito minimo per l’ingresso in azienda ma le sviluppano anche internamente attraverso programmi di coaching della NextGen con membri familiari della NowGen e specifici education programme per formare i nuovi leader familiari”.
Mauro Romano, Professore Ordinario presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Dipartimento di Economia e Finanza (DIEF), dichiara
“Le aziende familiari del Mezzogiorno mostrano di essere guidate da un obiettivo di fondo che coniuga il consolidamento della propria legacy, il mantenimento dell’armonia famiglia, con l’esigenza di rinnovamento. Il purpose aziendale emerge per queste aziende come quel filo invisibile che unisce le generazioni familiari, tessendo un continuum tra passato, presente e futuro. L’ingresso della nuova generazione porta con sé nuovi stimoli e prospettive e connota gli obiettivi di fondo dell’azienda di una maggiore attenzione alla sostenibilità, al territorio e agli stakeholder. Al tempo stesso, promuove efficienza, innovazione e lungimiranza, integrando le ambizioni familiari e le strategie di lungo periodo”.
PATRIMONIO FAMILIARE, PURPOSE AZIENDALE E IMPATTO POSITIVO
Il purpose aziendale per le aziende familiari del Mezzogiorno coniuga gli obiettivi familiari con quelli più strettamente di business e si fonda su un orientamento a lungo termine nonché su una forte propensione a condividere, con comunità, territorio e stakeholder in generale, il valore creato, confermando il radicamento territoriale di tali aziende e la loro spinta civica ad abitare i territori nei quali operano.
Per il raggiungimento del purpose aziendale, le aziende intervistate fanno leva sulle molteplici dimensioni del patrimonio familiare.
Di fatto, la capacità dell’azienda di generare un impatto economico è sostenuta in primis dal capitale della famiglia che, nell’oltre 92% dei casi, è disposta a sacrificare profitti di breve termine per creare valore economico sostenibile nel lungo periodo attraverso l’attività aziendale. Infatti, per oltre il 90% delle aziende, il patrimonio familiare è la fonte di finanziamento principale unitamente al ricorso al capitale di debito (89%). Inoltre, il 77% dei rispondenti afferma che una parte significativa del patrimonio familiare è investita in azienda.
Il 99% delle aziende intervistate si impegna a generare un impatto territoriale in termini di sviluppo economico e sociale del territorio su cui insistono e un impatto sociale (96%), impegnandosi nel preservare e trasmettere il valore creato alle comunità con preferenza per quelle di prossimità. Le aziende familiari del Mezzogiorno identificano e collaborano con stakeholder chiave, quali dipendenti (95%), clienti (95%), fornitori (94%), finanziatori (90%), aziende competitor (40%) e istituzioni politiche (35%).
Sotto l’aspetto familiare
Gli elementi costituenti il patrimonio sono rinvenibili nell’allineamento dei valori aziendali e quelli familiari che genera attaccamento emotivo e fedeltà per il 97% degli intervistati e nell’identità familiare. Tale identità si basa su tradizioni condivise (86%) e valori (85%), trova espressione con orgoglio nel cognome della famiglia (61%), è influenzata dalla reputazione aziendale (47%) e viene tenuta viva dai racconti sulle storie aziendali (40%) e di famiglia (33%).
Il 97% degli intervistati, si impegna infatti affinché il purpose aziendale venga condiviso e trasmesso alle nuove generazioni familiari in modo da poterlo comprendere pienamente e perseguire, generando un impatto transgenerazionale.
Insieme, il purpose ed il patrimonio vengono perciò definiti P.O.P, ovvero proattivi (rispondono alle mutevoli esigenze del contesto anticipandone le richieste), orientati (orchestrati per il raggiungimento di fini coerenti), partecipativi(inclusivi nei confronti di tutti gli stakeholder).
LA GOVERNANCE: INCONTRO TRA FAMIGLIA E AZIENDA
L’analisi della composizione del capitale evidenzia un solido controllo familiare. Infatti, dall’indagine emerge che le aziende intervistate sono prevalentemente a controllo familiare quasi totalitario. Il 45% delle aziende campionate presenta una concentrazione familiare oltre il 91%, percentuale che si attesta intorno al 27% se si considera una soglia di possesso compresa tra l’81% e il 90%. Nei casi di apertura del capitale, l’ingresso di nuovi soci coinvolge prevalentemente altre famiglie – nel 50% dei casi – o investitori non professionali, nel 44% dei casi.
Analizzando la governance, nel 53% delle aziende del campione si registra la presenza di un Consiglio di Amministrazione (CdA). La composizione media è di 5 membri, di cui 3 sono membri della famiglia controllante e 2 sono esterni. Anche la leadership rimane salda nelle mani della famiglia: nell’81% dei casi, essa è in capo ad un unico soggetto (nel 74% dei casi, un membro familiare). Nel restante 19% sono previsti casi di co-leadership, anche in questo caso, per la maggioranza familiare. Invece, nel Top Management Team, su un totale di 6 membri, la rappresentanza non familiare sale a 4 membri.
I risultati
Confermano un progressivo percorso di istituzionalizzazione delle dinamiche familiari all’interno delle aziende indagate, concretizzatosi nell’introduzione di meccanismi formali propri della governance familiare. Tra questi, il più diffuso è il patto di famiglia, istituito dal 23% delle aziende intervistate, per pianificare la successione e disciplinare i rapporti tra familiari. Altri strumenti includono gli accordi di famiglia (17% delle aziende), di supporto alla gestione della compagine proprietaria, i consigli di famiglia (12% dei casi), orientati al dibattito strategico e al mantenimento dell’armonia relazionale. Infine, in via residuale si registrano comitati familiari (1% delle aziende), con funzioni di raccordo tra sfera proprietaria e manageriale e riunioni di famiglia formali (nel 2% dei casi), che fungono da ponte tra le dinamiche affettive della famiglia e le esigenze strategiche dell’azienda.
CONTINUITÁ GENERAZIONALE E PROSPETTIVE FUTURE
Le aziende familiari del Mezzogiorno sono governate prevalentemente dagli esponenti della generazione fondatrice (48%), alla quale si affianca una solida continuità direttiva da parte della seconda generazione, al vertice nel 47% dei casi osservati.
Le aziende familiari del Mezzogiorno affrontano il delicato processo della transizione generazionale mettendo al centro il capitale umano ed i valori familiari che divengono driver di successo. Invero, il 53% delle aziende ha già affrontato un passaggio generazionale facendo leva sulla coesistenza di NowGen e NextGen familiare (riscontrato nel 75% dei casi). L’81% delle aziende dichiara inoltre di aver formalizzato il piano di successione. Esso comporta quasi sempre (79%) un leader familiare quale successore.
L’età media degli esponenti della NowGen che cedono la leadership si attesta a 73 anni, indicando da un lato una leadership longeva ma dall’altro la progressiva volontà di lasciare spazio alla generazione entrante pur garantendo il pieno supporto operativo. Di fatto, tra le aziende che non si trovano più in prima generazione (53%), il fondatore, nel 14% dei casi, mantiene un ruolo attivo e favorisce la trasmissione della legacy.
La sostenibilità intergenerazionale
Rappresenta d’altronde la vera sfida per la continuità nel lungo periodo. Il rischio di perdita dello spirito imprenditoriale nelle nuove generazioni è ritenuto la principale minaccia per le aziende (68%). Ad esso si affianca la minaccia di cambiamenti nei rapporti familiari (54%) e il disinteresse delle nuove generazioni alla prosecuzione del business (48%). Inoltre, per il 44% delle aziende intervistate, una minaccia rilevante è l’eccessivo coinvolgimento dei membri familiari nella gestione aziendale, così come la mancanza di competenze delle generazioni successive nel 43% dei casi, indica il rischio di una governance poco strutturata o non adeguatamente professionalizzata.
Per le aziende familiari del Mezzogiorno, gli obiettivi familiari si confermano una priorità nel breve e medio termine. Da un lato, infatti, la protezione del patrimonio familiare appare la priorità strategica nel breve termine con l’esigenza di tutelare la reputazione familiare (56% dei casi), che incide sulla credibilità della famiglia e dell’azienda e, parallelamente, la necessità di salvaguardare il capitale di famiglia (49%), leva per sostenere investimenti e progetti futuri. Dall’altro lato, l’innovazione è la direttrice lungo la quale si declinano le priorità nel medio termine. Essa viene intesa come leva strategica per rafforzare la competitività e la continuità aziendale attraverso processi di digitalizzazione aziendale (60%) ed investimenti volti ad accrescere il capitale di famiglia (52%). Nel lungo termine si prediligono obiettivi di sviluppo del business. La crescita, sia essa per linee esterne (54%) che interne (52%), si conferma quale priorità assoluta nel lungo periodo, in quanto condizione di continuità e sostenibilità intergenerazionale.
NOTA METODOLOGICA
Il campione analizzato è composto da 139 aziende familiari in: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. Le aziende prese in considerazione hanno tutte un fatturato minimo di 5 milioni di Euro e una quota di proprietà familiare superiore o uguale al 50%, con almeno un membro della famiglia coinvolto attivamente nella gestione o nella governance. Tutti i rispondenti sono membri familiari che ricoprono posizioni apicali all’interno dell’azienda i quali ritengono che l’azienda sia a tutti gli effetti familiare.
Si sono svolti il 17 marzo al Golf Club Modena gli Italian Golf Awards 2026, ideati da Donato Ala: un format che non è un concorso né una classifica, ma un sistema di riconoscimenti dedicato a persone, circoli e organizzazioni che contribuiscono quotidianamente allo sviluppo del golf italiano.
Una serata che ha acceso i riflettori su tante professionalità spesso invisibili ma determinanti: maestri, dirigenti, comunicatori, strutture, progetti e protagonisti del territorio. Centrale il valore dei Premi alla Carriera, simbolo di una vita dedicata al golf.
Tra i riconoscimenti assegnati:
Golf Club Villa d’Este – Per i 100 anni di storia e il contributo continuo al movimento italiano. Isabella Calogero – Per la comunicazione innovativa e coinvolgente del golf. Veronica Zorzi, Giulia Sergas – Ambasciatrici del golf per valori e ispirazione.
Piero Sabellico, Alfonso Paolillo, Andrea Romano – Per il ruolo di Golf Pro Insegnanti e la qualità della formazione.
Golf for The Cure, Progetti Vivi – Per l’impegno benefico nel golf. Golfisti Ambiziosi – Per l’utilizzo dei social in chiave moderna e inclusiva. Anna Nistri – Premio Innovazione.
Prosecco Cup, Assolombarda Golf Cup – Per l’eccellenza organizzativa e il dialogo tra sport e impresa. Associazione Italiana Commercianti Golfisti – Per la creazione di una community tra sport e business.
Stefano Ricchiuti – Per il contributo tecnico e culturale al golf.
Botanic Golf Sa Cuba, Golf Club Quarrata, Torre dei Ronchi, Golf Club Marco Polo, Golf MiA – Per la promozione inclusiva del golf.
Golf Le Fonti, Paradiso del Garda, Riva Toscana Golf Resort & SPA, Argentario Golf & Wellness Resort – Per lo sviluppo del turismo golfistico.
Ristorazione di circolo: La Terrazza (Cervia), Cavaglià, T19 (Villa Paradiso), Ambrosiano, Argentario – Per l’eccellenza nell’ospitalità golfistica.
Emilia-Romagna Golf, Emilia-Romagna Golf Experience – Per la promozione territoriale e la creazione di sistema. Green Pass – Per l’apertura verso nuovi giocatori. Bizzarri Golf Cup – Per l’eccellenza competitiva e organizzativa.
Simone Brotto – Per il ruolo di segretario sportivo. Franco Iacovitti, Massimo Messina – Per la preparazione atletica nel golf. Carlo Busto – Per la promozione del golf storico. Curtes Sport Event – Per il progetto In City Golf. Giovanni Malcotti – Per la gestione integrata golf–hotellerie.
Lamberto Di Giacinto – Per la resilienza manageriale nel Golf Rimini.
Premi alla Carriera: Salvatore Rotella, Maurizio Ravinetto, Bruno Cosenza, Claudio Scaccini, Massimo Scarpa, Nicola Montanaro, Lorenzo Giani – per il contributo determinante allo sviluppo del golf italiano.
Premi speciali: Pietro Salvati – Giovane promessa del golf italiano. Natalia Aparicio – Miglior amateur femminile 2025.
Academy: Golfzon Leadbetter Academy Puntaldia, Sicilia’s Marra Golf Academy – per l’evoluzione della didattica golfistica.
Marco Maiani – Direttore Golf Club Poggio dei Medici, per visione e sviluppo del circolo.
“Gli Italian Golf Awards non premiano classifiche, ma persone. Raccontano il valore reale di chi costruisce il golf ogni giorno”, ha dichiarato Donato Ala.
Un ringraziamento ai partner Proraso, Kaloderma, Katana Golf e Bottega, che sostengono un progetto basato su qualità, visione e cultura sportiva.
Da sottolineare il grande successo per la prima edizione di GOLITALIANO LAB un laboratorio di idee sullo sviluppo del Golf che ha visto la presenza di quattro professionisti che hanno potuto raccontare le proprie esperienze davanti a una sala gremita prima delle premiazioni.
Italian Golf Awards
Gli Italian Golf Awards sono una piattaforma indipendente che valorizza il golf italiano attraverso riconoscimenti dedicati a persone, aziende e organizzazioni protagoniste del settore.
Il Teatro Trianon Viviani, storico tempio della canzone napoletana, si appresta a vivere uno degli appuntamenti più suggestivi della stagione 25/26.
Sabato 11 aprile alle ore 21:00 e domenica 12 aprile alle ore 18:00, andrà in scena il “Concerto delle Due Sicilie”, un’opera corale che mette a confronto le radici musicali e culturali del Sud Italia.
Lo spettacolo vede la partecipazione di nomi storici della scena popolare e d’autore, come Patrizio Trampetti, Alfio Antico, Jennà Romano e Amedeo Ronga. Insieme a questi grandi interpreti, il concerto si avvale della partecipazione di Maria Sofia Palmieri, che si inserisce nel progetto portando un contributo di eleganza e misura.
La presenza della Palmieri completa l’ordito artistico dello spettacolo, affiancando alle sonorità ancestrali dei tamburi e alle melodie delle chitarre una presenza scenica che arricchisce il racconto mediterraneo proposto dal quartetto di musicisti.
Il progetto, che gode del patrocinio di Rai Campania e del supporto del Ministero della Cultura, si pone l’obiettivo di raccontare un territorio attraverso un linguaggio che fonde passato e presente. In questo scenario, l’apporto di Maria Sofia Palmieri si sposa con la visione di un Sud dinamico e multidisciplinare, contribuendo a rendere il “Concerto delle Due Sicilie” una performance non solo musicale ma anche visiva e narrativa.
L’evento rappresenta una tappa significativa per la programmazione del Trianon, consolidando il teatro come spazio di sperimentazione e incontro tra diverse arti.
I biglietti per le due date sono già in vendita presso la biglietteria del teatro e i circuiti online, pronti ad accogliere un pubblico che cerca nella tradizione nuovi spunti di riflessione e bellezza.
Respinta la riforma costituzionale, alta partecipazione alle urne: Paese diviso ma torna il voto di massa
Il referendum sulla giustizia si chiude con la vittoria del “No”. Secondo i dati dello scrutinio, il fronte contrario alla riforma è avanti con circa il 54% dei voti, mentre il “Sì” si ferma attorno al 46%.
L’affluenza definitiva si attesta intorno al 58,9%, un dato molto alto per una consultazione di questo tipo.
Una partecipazione significativa che segna un ritorno massiccio degli elettori alle urne.
Il risultato: riforma bocciata dagli elettori
Il voto ha respinto la legge costituzionale che prevedeva modifiche all’ordinamento giurisdizionale e l’istituzione di una Corte disciplinare.
I dati, ancora in aggiornamento ma ormai consolidati, indicano una chiara prevalenza del “No”.
Un risultato che blocca l’intero impianto della riforma.
Anche nel voto dall’estero il “No” risulta avanti, confermando una tendenza diffusa.
Affluenza alta e ritorno al voto
Uno degli elementi più rilevanti è il dato sull’affluenza.
Quasi il 59% degli aventi diritto si è recato alle urne, superando molte aspettative.
Un segnale politico forte in un periodo segnato spesso dall’astensionismo.
In alcune città e regioni si sono registrati picchi ancora più alti, con percentuali ben oltre la media nazionale.
Le prime reazioni politiche
Le reazioni non si sono fatte attendere.
Dal fronte del “No” arriva soddisfazione per il risultato.
“Ce l’abbiamo fatta, viva la Costituzione”, è stato il commento di Giuseppe Conte.
Dello stesso tono le dichiarazioni dei comitati civici, che parlano di una vittoria importante per l’equilibrio tra poteri.
Dal fronte opposto, esponenti della maggioranza difendono comunque il percorso intrapreso.
“Abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori”, è stato sottolineato da esponenti di governo.
Un Paese diviso sul tema giustizia
Il risultato evidenzia una spaccatura netta nel Paese.
Il divario tra “Sì” e “No” non è ampio, segno di un confronto acceso e polarizzato.
Un voto che assume un significato fortemente politico oltre che tecnico.
Il referendum ha infatti rappresentato uno scontro diretto su temi sensibili come:
indipendenza della magistratura
separazione delle carriere
ruolo della politica nella giustizia
Le conseguenze dopo il voto
La bocciatura della riforma apre ora nuovi scenari.
Tra le possibili implicazioni:
stop definitivo al progetto di revisione costituzionale
riapertura del confronto politico sulla giustizia
tensioni tra maggioranza e opposizioni
Il tema della riforma della giustizia resta centrale nell’agenda politica.
Il risultato del referendum rappresenta un passaggio importante, destinato a incidere sugli equilibri istituzionali e sulle future scelte del governo.
Incidente durante l’atterraggio di un volo Air Canada: scalo bloccato, voli sospesi e caos nel traffico aereo
Grave incidente all’aeroporto LaGuardia di New York, dove un aereo si è scontrato con un mezzo dei vigili del fuoco sulla pista durante la fase di atterraggio.
Il bilancio è drammatico: morti il pilota e il copilota, mentre altre persone sono rimaste ferite.
Lo scalo è stato immediatamente bloccato, con voli sospesi e forti disagi per migliaia di passeggeri.
Scontro durante l’atterraggio sulla pista
L’incidente ha coinvolto un aereo Air Canada proveniente da Montreal, con a bordo 72 passeggeri, e un veicolo di emergenza presente sulla pista.
Secondo le prime ricostruzioni, il velivolo stava completando la fase di atterraggio quando ha colpito il mezzo dei vigili del fuoco.
L’impatto è avvenuto sulla pista 4, in una fase particolarmente delicata delle operazioni.
Le immagini diffuse mostrano la parte anteriore dell’aereo gravemente danneggiata.
Il bilancio e i feriti
Oltre alle due vittime, ci sono anche feriti.
Tra questi:
due agenti del dipartimento dell’Autorità Portuale
personale coinvolto nelle operazioni di emergenza
Alcuni dei feriti hanno riportato fratture, ma non sarebbero in pericolo di vita.
I passeggeri a bordo del volo sarebbero stati evacuati in sicurezza.
It sounded like truck one and company had permission to cross the runway. The CRJ started to deplane and with the aircraft luggage still in the back and the passengers deplaning. It tilted on its tail. 🎥 Davide Rea https://t.co/vSYjEKXDUppic.twitter.com/Q7J1UrmfFC
Tragedia in zona Porta Nolana: due donne morte dopo l’impatto con un’auto lanciata a forte velocità, indagini in corso sulla dinamica
Dramma nel cuore di Napoli, dove due donne sono state travolte e uccise da un’auto mentre attraversavano sulle strisce pedonali. L’incidente è avvenuto nella serata di domenica 22 marzo in Corso Garibaldi, nei pressi di Porta Nolana.
Alla guida del veicolo un uomo di 34 anni, arrestato dopo essere risultato positivo all’alcol test.
Le vittime sono morte dopo essere state investite sulle strisce, mentre l’auto procedeva a velocità sostenuta.
Impatto violento nel centro cittadino
Secondo le prime ricostruzioni, le due donne stavano attraversando regolarmente la strada quando sono state investite da una Mercedes.
L’auto, condotta dal 34enne, procedeva a velocità elevata.
Un testimone ha riferito che il veicolo viaggiava ben oltre i limiti consentiti.
Dopo l’impatto, la corsa della vettura è terminata contro tre auto parcheggiate, causando ulteriori danni.
Le vittime e i soccorsi
Le due donne, di nazionalità ucraina, avevano 58 e 52 anni.
Per una di loro non c’è stato nulla da fare: è morta sul colpo.
La seconda è stata trasportata d’urgenza all’Ospedale del Mare, ma è deceduta poco dopo il ricovero.
Inutili i tentativi dei sanitari del 118, intervenuti immediatamente sul posto.
Arresto e accertamenti sul conducente
Il conducente è stato fermato subito dopo l’incidente dalle forze dell’ordine.
Dai primi accertamenti è emerso che:
era alla guida dell’auto al momento dell’impatto
è risultato positivo all’alcol test
il veicolo era a noleggio
L’uomo è stato arrestato e posto ai domiciliari su disposizione della Procura.
Contrariamente alle prime informazioni, il 34enne era in possesso di patente, che è stata ritirata.
Indagini sulla dinamica
La Polizia Locale e i Carabinieri hanno avviato tutti gli accertamenti per chiarire la dinamica.
Partecipazione record alle urne, italiani chiamati a decidere sulla riforma: ultime ore decisive prima dello spoglio
Ultime ore di voto per il referendum sulla giustizia, con i seggi aperti oggi fino alle 15. Dopo una prima giornata caratterizzata da una forte partecipazione, l’affluenza ha già raggiunto il 46,07% degli aventi diritto.
Un dato che segna un’affluenza record e che rende il risultato ancora più incerto.
Gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale che riguarda l’ordinamento giurisdizionale e l’istituzione della Corte disciplinare.
Affluenza alta e partecipazione oltre le attese
I numeri registrati alle 23 di ieri indicano una partecipazione superiore alle aspettative.
Secondo i dati ufficiali, hanno votato oltre 46 elettori su 100, su un totale di più di 51 milioni di aventi diritto, compresi gli italiani all’estero.
Un’affluenza così alta rappresenta un segnale politico rilevante.
La giornata di oggi sarà decisiva per capire se la partecipazione continuerà a crescere fino alla chiusura dei seggi.
Cosa si vota e perché è un passaggio chiave
Il referendum riguarda una riforma della giustizia con implicazioni dirette sull’assetto istituzionale.
Tra i punti principali:
separazione delle carriere tra magistrati
creazione di due distinti Csm
istituzione di una Corte disciplinare
Un voto che incide direttamente sull’equilibrio tra politica e magistratura.
Essendo un referendum confermativo, non è previsto quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dall’affluenza.
I leader al voto e l’appello alla partecipazione
Diversi esponenti politici si sono recati ai seggi già nella giornata di ieri.
Tra questi anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha invitato i cittadini a partecipare.
“C’è tempo fino alle 15, partecipare è importante”, ha scritto sui social.
Ai seggi si sono presentati anche rappresentanti istituzionali e leader di partito, a conferma della rilevanza politica della consultazione.
Pronta per il voto. Ricordate: c’è tempo fino alle 15 di oggi per recarsi al seggio. Partecipare è importante. pic.twitter.com/7EKzKDSTFZ
Maxi furto da Prada: commando sfonda l’ingresso e fugge con scarpe per centinaia di migliaia di euro
Assalto nella notte nello stabilimento vicino Venezia
Nella notte tra il 18 e il 19 marzo 2026, lo stabilimento della Prada ad Arino di Dolo, in provincia di Venezia, è stato teatro di una rapina altamente organizzata. Un commando composto da almeno sei o sette persone incappucciate ha fatto irruzione nel capannone intorno alle 4 del mattino.
Secondo le prime ricostruzioni, i malviventi hanno utilizzato un furgone come ariete per sfondare il cancello d’ingresso della zona industriale, dando il via a un’azione rapida e pianificata nei minimi dettagli.
Strade bloccate per ostacolare i soccorsi
Subito dopo l’irruzione, la banda ha posizionato almeno sei automobili e due furgoni – risultati rubati poco prima del colpo – lungo le strade limitrofe. L’obiettivo era chiaro: rallentare l’intervento della vigilanza privata e delle forze dell’ordine.
La strategia ha funzionato. Le pattuglie dei Carabinieri della Tenenza di Dolo, intervenute sul posto, sono state costrette a percorrere a piedi l’ultimo tratto per raggiungere lo stabilimento.
Bottino da centinaia di migliaia di euro
In pochi minuti, i ladri sono riusciti a caricare sui mezzi centinaia di scarpe griffate Prada. Il valore della merce rubata è stimato tra i 300.000 e i 500.000 euro, anche se l’azienda sta ancora effettuando una quantificazione precisa del danno.
Il colpo è stato mirato esclusivamente alle calzature di alta gamma, segno di una conoscenza dettagliata del magazzino e delle merci presenti.
Indagini in corso: caccia al commando
Le indagini sono ora nelle mani dei Carabinieri, che stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza dello stabilimento e delle aziende vicine.
Elementi cruciali saranno:
la ricostruzione della via di fuga
le testimonianze dei residenti
l’analisi dei veicoli rubati utilizzati per il blocco stradale
Le denunce di furto delle auto impiegate nella rapina sono arrivate nel corso della giornata del 19 marzo, confermando che i mezzi erano stati sottratti poco prima dell’assalto.
Un colpo da professionisti nella Riviera del Brenta
Il blitz ricorda da vicino le rapine più sofisticate ai danni dei grandi marchi del lusso. La precisione dell’azione e la capacità di coordinamento fanno pensare a una banda altamente organizzata.
L’episodio riaccende l’attenzione sulla sicurezza nelle aree industriali della Riviera del Brenta, uno dei distretti più importanti per la produzione di calzature di alta moda in Italia.
Le forze dell’ordine proseguono senza sosta le indagini per identificare i responsabili e ricostruire ogni dettaglio di una rapina che, per modalità e valore del bottino, si conferma tra le più rilevanti degli ultimi mesi.