Pam: “Il Sudan rischia di scatenare la più grande crisi di fame del mondo”

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La guerra tra esercito e forze paramilitari scoppiata quasi 11 mesi fa in Sudan “rischia di scatenare la più grande crisi di fame del mondo”: è l’allarme lanciato dal Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp).

Il conflitto ha ucciso decine di migliaia di persone, distrutto infrastrutture e paralizzato l’economia sudanese, sfollando più di otto milioni di persone che si aggiungono agli oltre due milioni di cittadini costretti ad abbandonare le loro case prima della guerra civile, scoppiata il 15 aprile dell’anno scorso.
Ora “sono in gioco milioni di vite e la pace e la stabilità di un’intera regione”, ha dichiarato Cindy McCain, direttrice esecutiva del Pam.

“Vent’anni fa, il Darfur rappresentava la più grande crisi di fame al mondo e il mondo si è mobilitato per rispondere”, ha continuato riferendosi alla vasta regione occidentale del Sudan e denunciando che “oggi il popolo sudanese è stato dimenticato”.
Il Pam ha affermato di non essere attualmente in grado di accedere al 90 per cento delle persone che affrontano “livelli di emergenza di fame”, precisando che solo il 5 per cento della popolazione sudanese “può permettersi un pasto decente al giorno”. Negli affollati campi di transito del Sud Sudan, dove sono fuggite 600 mila persone dal Sudan, “le famiglie arrivano affamate e vengono accolte da altra fame”, ha sottolineato l’agenzia alimentare dell’Onu.

occhio.com

ZelenskY: “Ringrazio Meloni”

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“Prima di tutto io ringrazio molto Giorgia Meloni, abbiamo un rapporto molto forte.

Dal punto di vista umano, economico, i nostri Paesi hanno un ottimo rapporto e molto stabile, c’è il sostegno concreto” dal punto di vista “umanitario” e “per il nostro futuro europeo.

Sono molto contento dei nostri rapporti e sono grato al popolo italiano che sostiene molto Meloni e l’Ucraina”. Lo ha detto Volodymyr Zelensky intervistato a ‘Cinque minuti’ in onda questa sera su Rai1.

occhio.com

Canale Monterano, donna scomparsa: scarcerato il figlio

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Svolta nelle indagini sulla scomparsa dell’anziana di Canale Monterano, in provincia di Roma, scomparsa a fine gennaio e poi ritrovata morta dai carabinieri in un bosco della Riserva del lago di Vico.

Dall’autopsia sarebbe emerso che la donna è deceduta per cause naturali. E’ stato, quindi, derubricato il reato di omicidio ipotizzato inizialmente.

Il figlio 60enne dell’anziana è stato scarcerato, ma rimane indagato per occultamento di cadavere e truffa ai danni dello Stato per aver indebitamente percepito la pensione della madre anziana.
Il fascicolo è stato trasferito alla Procura di Viterbo.
Continuano le indagini dei carabinieri di Ronciglione per chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

occhio.com

Palermo, confiscati 26 milioni di euro all’imprenditore Rosario Castello

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Beni per 26 milioni di euro sono stati confiscati dalla Guardia di finanza di Palermo a Rosario Castello, 72 anni, imprenditore del settore auto di lusso, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il provvedimento è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione, su richiesta della Dda.
L’imprenditore avrebbe procacciato auto “pulite” utilizzate dai latitanti del mandamento palermitano di Brancaccio, tra cui Lorenzo Tinnirello e Cristofaro Cannella. Avrebbe messo a disposizione luoghi sicuri dove poter organizzare riunioni riservate tra uomini d’onore e infine avrebbe investito denaro proveniente dal boss Antonino Spadaro. Le indagini del Gico avrebbero fatto emergere una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio nella disponibilità dell’imprenditore e del proprio nucleo familiare. A Castello erano riconducibili attività commerciali esercitate in stretta commistione di interessi con Cosa nostra e beni immobili acquistati con i ricavi derivanti dalle sue imprese. Il sequestro era scattato nel 2014 e ora è arrivata la confisca per 3 società e relativo capitale sociale; 4 fabbricati commerciali; 2 ville di pregio; 15 rapporti bancari e finanziari. Confiscati la Castello Immobiliare con sede in via Terrasanta, a Palermo.
Le due sedi della Zeus Car, una in via Messina Marine e una in viale Regione Siciliana. Due ville in viale Regione Siciliana e 3 fabbricati commerciali a Villabate (PA), in via Pomara, via Giulio Cesare e via Walter Tobagi e un fabbricato commerciale a Palermo in via Regione Siciliana.

occhio.com

Bimbo iperattivo torna a scuola dopo la decisione del Tar

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E’ tornato a scuola il bimbo di sei anni iperattivo che era stato sospeso 21 giorni, un provvedimento annullato dal Tar con un decreto che l’Istituto però non aveva rispettato.

Il piccolo infatti, sospeso dal 28 febbraio al 21 marzo, dopo la decisione del Tar si era presentato a scuola, un Istituto comprensivo di Ladispoli, il 1 marzo ma non era stato fatto entrare.

Poi l’appello dei genitori al ministro Valditara che oggi invierà gli ispettori. Il bimbo prima di entrare a scuola rivolgendosi al padre ha detto:” perché l’altro giorno non mi hanno fatto entrare?”.

“È un fatto che mi ha molto colpito, soprattutto dopo la sentenza del Tribunale che ne disponeva la riammissione. Voglio vederci chiaro, perché la mia scuola, la scuola costituzionale, è una scuola che deve includere e non deve invece emarginare. Vogliamo capire cosa sia successo”. Lo afferma il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a proposito del bambino iperattivo dell’Istituto comprensivo di Ladispoli che era stato sospeso da scuola per 21 giorni, parlando a margine di una visita all’l’Istituto tecnico statale Aterno-Manthoné di Pescara.

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Sassari, agricoltore muore schiacciato da un trattore

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Un agricoltore di 59 anni, Pierpaolo Bacciu, originario di Buddusò, è morto questa mattina schiaccato dal trattore mentre lavorava nella campagne fra Nughedu San Nicolò e Pattada, nel nord Sardegna.
Secondo i primi riscontri dei carabinieri della Compagnia di Ozieri, accorsi sul posto, l’uomo stava lavorando per conto terzi in un podere in una zona molto impervia quando il trattore si è ribaltato, schiacciandolo.
Il terreno dove è avvenuto l’incidente si trova in un’area impossibile da raggiungere con i normali mezzi di soccorso.

Le ambulanze e anche l’elicottero del 118 non sono potuti arrivare al podere e i soccorritori sono stati accompagnati sul posto con mezzi agricoli.
Gli accertamenti sull’incidente sono svolti dai carabinieri e dagli ispettori dello Spresal.

Kateryna Fruttaldo

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Vicopisano, due donne morte in un incendio

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Due donne di di 64 e 91 anni sono morte la scorsa notte a causa di un incendio innescato probabilmente dal corto circuito di una stufa elettrica in un’abitazione di Vicopisano (Pisa).

Le fiamme si sono sviluppate nella camera da letto dove dormiva la donna più anziana.

L’altra vittima è la donna che l’accudiva, di nazionalità ucraina: la badante, da quanto ricostruito, ha cercato di salvare la 91enne ma è stata sopraffatta dal fumo. Sul posto intervenuti i vigili del fuoco, i sanitari e i carabinieri.

Pasquale D’Ascoli
   

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Vibo Valentia, due arresti per un caso di lupara bianca nel 2021

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I carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia e del reparto Crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale, coordinati dalla Procura di Vibo hanno fatto luce su un caso fallito di lupara bianca risalente al 2021 ed hanno arrestato, a Rosarno e Siracusa, due soggetti in esecuzione di un’ordinanza cautelare in carcere del gip per omicidio.

A uno dei due, il provvedimento è stato notificato in carcere dove l’uomo è detenuto per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, mentre l’altro, già noto alle forze dell’ordine per reati in materia di armi, era libero.
Le indagini sono iniziate il 17 dicembre 2021 dopo la denuncia di scomparsa fatta dalla figlia di Giuseppe Salvatore Tutino, all’epoca 60enne, il cui cadavere è stato trovato un mese dopo all’interno di un’auto raggiunta di colpi di fucile, bruciata e interrata tra le campagne di Calimera, una frazione di San Calogero.

Grazie all’attività dei carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo, del Nor di Tropea e del reparto Crimini violenti del Ros, con il contributo della Sezione intervento operativo del Ris di Messina coordinati dalla Procura diretta da Camillo Falvo, gli inquirenti ritengono di avere individuato gli autori dell’omicidio nei due soggetti arrestati oggi ritenuti vicini ad ambienti criminali del rosarnese.
Secondo l’accusa, Tutino è stato ucciso con modalità tipiche delle esecuzioni di matrice ‘ndranghetistica: prima l’inganno per farlo allontanare dalla propria abitazione, poi l’esplosione ravvicinata di due colpi di fucile caricato a pallettoni ed infine il tentativo di eliminare il cadavere. I due indagati, che conoscevano molto bene la vittima, in concorso con altri soggetti da identificare, avrebbero infatti impiegato dei mezzi meccanici per eseguire le operazioni di scavo di una buca, all’interno della quale volevano collocare l’auto con all’interno il cadavere dopo averle dato fuoco.
A dare l’allarme, nel tardo pomeriggio del 17 gennaio 2022, ai carabinieri di San Calogero era stato il proprietario di un fondo agricolo nei pressi del torrente “Mesima” che aveva trovato una Fiat Panda bruciata risultata poi intestata alla vittima.

Albina Celentano

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Malawi, 6 persone morte per le alluvioni della scorsa settimana

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Almeno 6 persone hanno perso la vita e altre 4 sono rimaste ferite a causa delle alluvioni che hanno colpito il centro del Malawi la scorsa settimana.

Lo riferiscono le autorità, scrive la Bbc online.

Al momento sono oltre 14mila gli sfollati che hanno trovato rifugio nei centri di accoglienza, riferisce il dipartimento responsabile per i disastri. Molte zone colpite dalle alluvioni sono ancora inaccessibili a causa dei danni provocati alle strade e alle infrastrutture. Questo ha impedito l’arrivo degli aiuti con la maggior parte degli operatori umanitari giunti nelle zone alluvionate a bordo di imbarcazioni. Un appello è stato lanciato per far arrivare altri aiuti dagli individui, aziende e organizzazioni umanitarie e sostenere gli sforzi del governo nel portare assistenza.
   

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Uccise padre violento, condannato a 12 anni

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Ferì il padre mortalmente, perché la malattia da cui era afflitto lo aveva reso ingestibile, aggressivo e anche violento verso la madre.

Per questa ragione un uomo di 46 anni, Raffaele Sergi, è stato condannato, a Torino, a 12 anni di carcere.
L’imputato spiegò di avere agito in un momento di “black out mentale” e la Corte d’assise, oltre ad applicare le attenuanti generiche nella massima estensione, ne ha riconosciuto lo stato di seminfermità al momento del fatto.

Sergi aveva colpito con delle martellate il padre, Enrico, 71 anni, il 29 aprile del 2023; l’uomo morì il 2 luglio successivo.
   

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