Messico, 24 vittime per il ciclone John

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E’salito a 24 morti il bilancio delle vittime del passaggio del ciclone John sulla costa sud-occidentale sul Pacifico in Messico.

Lo riferiscono la protezione civile e le autorità degli stati di Guerrero, Oaxaca e Michoacán dove le piogge accompagnate da venti a oltre 100 km/h hanno causato frane e inondazioni.

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Lutto nel mondo della musica: è morto Kris Kristofferson

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E’morto a 88 anni Kris Kristofferson, diventato uno dei cantautori americani più influenti del suo tempo con brani come “Me and Bobby McGee”, oltre ad essere stato un attore di successo.

Lo ha reso noto la famiglia, secondo cui l’artista si e’ spento serenamente nella sua casa a Maui, Hawaii, circondato dai propri cari.

Non è pero’ stata indicata la causa della morte. Kristofferson soffriva di perdita di memoria da quando aveva circa 70 anni. Secondo molti era un uomo rinascimentale, con vari interessi: un atleta con una sensibilità da poeta, un ex ufficiale dell’esercito e pilota di elicotteri, uno beneficiario della prestigiosa scholarship Rhodes che accettò un lavoro come custode, mossa che si rivelò brillante per la sua carriera.
Kristofferson si affermò inizialmente nel mondo della musica come autore di canzoni nella capitale della musica country, Nashville, scrivendo successi come “Help Me Make It Through the Night” (vincitore di un Grammy award), “For the Good Times” e la struggente hit n. 1 di Janis Joplin, sua ex fidanzata, “Me and Bobby McGee”. All’inizio degli anni ’70 divenne noto come interprete con una voce da baritono ruvido e non raffinato, oltre a essere un attore molto richiesto, recitando in particolare al fianco di Barbra Streisand in “È nata una stella”, uno dei film più popolari del 1976.

occhio.com

Mosca, distrutti nella notte 125 droni ucraini

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I sistemi di difesa aerea russi hanno distrutto 125 droni ucraini in sette regioni russe, nonché sul mare d’Azov.

Lo ha riferito – come riporta la Tass – il Ministero della Difesa russo: “La notte scorsa, quando il regime di Kiev ha tentato di effettuare un attacco terroristico utilizzando veicoli aerei senza pilota contro obiettivi sul territorio della Federazione Russa, i sistemi di difesa aerea in servizio hanno distrutto e intercettato 125 velivoli senza pilota ucraini”. Le regioni interessate sono quelle di Volgograd, Belgorod, Voronezh, Rostov, Bryansk, Kursk e Krasnodar.

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Vibo Valentia, scoperti tre arsenali con nove fucili e sei pistole

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Tre arsenali sono stati scoperti dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia che hanno sequestrato nove fucili, 6 pistole, migliaia di cartucce di vario calibro ed anche 800 grammi di marijuana e di semi di canapa trovati insieme alle armi.
Le armi erano nascoste tra la vegetazione e in due casolari abbandonati nella frazione San Giovanni di Mileto e sono state trovate nell’ambito di controlli per contrastare il diffuso fenomeno della proliferazione di armi clandestine secondo le direttive impartite dal procuratore della Repubblica Camillo Falvo.
I carabinieri della Stazione di Mileto, in particolare, hanno trovato un fucile da guerra Fal cal.

7,62, ⁠un fucile Mas cal. 7,50; ⁠5 fucili calibro 12; una pistola automatica calibro 9×17; ⁠2 fucili a canne mozze, una pistola cal. 22, una pistola da guerra in calibro 9, una pistola 9×21, una pistola in cal. 25, una pistola in cal. 7,65.
Sono in corso indagini, con la supervisione del procuratore Falvo, per identificare i responsabili del deposito clandestino e verificare se gli armamenti recuperati siano stati impiegati o destinati a operazioni criminali sul territorio. L’esame delle armi e munizioni procede con il supporto di accertamenti tecnico-balistici dei Carabinieri del Sis del Comando provinciale che potrebbero rivelare dettagli sull’origine e verificare se gli armamenti siano stati già utilizzati o fossero destinati a operazioni criminali.

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Scandiano, tragico incidente stradale: morto un giovane

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Un giovane ha perso la vita e una ragazza è in condizioni disperate.

È il bilancio di un tragico incidente avvenuto ieri sera poco dopo le 22 a Scandiano, nel comprensorio ceramico reggiano.

I due viaggiavano a bordo di una moto quando all’improvviso il conducente ha perso il controllo mentre percorreva via Statale, entrando in una rotonda su via Mazzini. Il mezzo ha preso letteralmente il volo ed è finita contro un palo nel parcheggio di un centro commerciale adiacente. Altri automobilisti hanno lanciato l’allarme.  Sul posto sono arrivati immediatamente i mezzi di soccorso. A nulla sono valsi i tentativi di rianimare il ragazzo che è morto sul colpo. La ragazza è stata portata d’urgenza con l’elisoccorso notturno all’ospedale Maggiore di Parma dove si trova ricoverata in condizioni disperate nel reparto di Rianimazione. Sul posto anche i vigili del fuoco e la polizia locale dell’Unione Tresinaro Secchia che indaga per ricostruire la dinamica. 
   

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Grecia, due vittime per un incendio boschivo

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Due persone sono morte a causa di un incendio boschivo divampato ieri vicino a Corinto, a circa 140 km a ovest di Atene, nella regione del Peloponneso.

Lo riporta l’emittente Ert. Le vittime, che non sono state ancora identificate ufficialmente, sono due uomini di 35 e 40 anni che erano stati dati per dispersi.
Almeno 350 vigili del fuoco, assistiti da 9 aerei, sono impegnai per contenere le fiamme, alimentate dai forti venti, che sono divampate in un’area montuosa non lontano dalla città balneare di Xylokastro. Le autorità hanno evacuato cinque villaggi della zona, tra cui Pyrgos, Elliniko e Kallithea.
   

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Viadana, fermato un 17enne per la morte di Maria Campai

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Per l’omicidio di Maria Campai, la donna di 42 anni trovata morta in una villetta a Viadana, in provincia di Mantova, è stato fermato dai carabinieri un ragazzo di 17 anni che vive in paese.

A quanto si è appreso, il ragazzo avrebbe conosciuto la vittima on line convincendola a incontrarlo e facendosi raggiungere nella sua abitazione, in centro a Viadana. I due avrebbero avuto un incontro intimo e poi lui, per ragioni che non sono state ancora accertate, l’avrebbe uccisa.

La cercavano da venerdì scorso anche con i cani molecolari. Avevano affisso manifesti per tutto il paese e il suo caso era andato anche all’attenzione della trasmissione Rai Chi l’ha visto. I familiari erano fiduciosi di rintracciare sana e salva Maria Campai, 42 anni, di nazionalità romena, e invece hanno ritrovato il suo cadavere.
Maria era sparita nel nulla da sette giorni a Viadana, cittadina del Mantovano, nella quale era arrivata la sera del 19 settembre assieme ad un amico da Parma per un colloquio di lavoro con un uomo, pare contattato su internet. Dal giorno dopo la donna non aveva più dato notizie di sé.
Il suo corpo è stato ritrovato dai carabinieri nella tarda mattinata di oggi a Viadana, nel giardino di una villetta nel centro della cittadina, vicino al luogo dove era stata accompagnata e lasciata dall’amico. I carabinieri si sono precipitati sul posto con il magistrato di turno e si sono chiusi in uno stretto riserbo, in attesa di avvertire i familiari della donna.
Che cosa sia successo è ancora un mistero tanto che gli investigatori non hanno dato alcuna indicazione circa le cause della morte.
I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Mantova e i colleghi della stazione di Viadana sarebbero, però, sulla buona strada per individuare il responsabile o i responsabili. Un uomo sarebbe infatti stato sentito a lungo dai carabinieri in caserma.
Maria Campai andava e veniva dalla Toscana a Parma, dove abitava da qualche tempo con la sorella, dopo aver lasciato la Toscana dove vivono l’ex marito e i due figli. Giovedì scorso era arrivata con un amico che poi l’aveva accompagnata in auto a Viadana per un colloquio di lavoro. L’amico ha riferito agli investigatori di non conoscerne l’identità ma di aver capito che si trattasse di un uomo. L’ha lasciata in centro a Viadana con l’accordo che sarebbe stata lei a telefonargli per dirgli di andarla a riprendere. Poi il silenzio. Il giorno dopo , venerdì 20 settembre , è partito l’allarme. La sorella si è rivolta alle forze dell’ordine che hanno fatto scattare immediatamente le ricerche. Oggi la tragica scoperta. 

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Garzeno, resta un mistero la morte dell’ex vicesindaco

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Poco più di un giorno dopo la scoperta del cadavere, resta un mistero la morte di Candido Montini, 76 anni, ex vicesindaco di Garzeno (Como) e titolare di un piccolo negozio di alimentari nella frazione di Catasco, sui monti dell’Alto lago di Como, sopra Dongo.

L’anziano, vedovo, due figli, è stato trovato senza vita ieri mattina nell’abitazione in cui viveva da solo a Catasco, a poca distanza dal suo emporio.

Montini è stato ucciso con più coltellate, quella letale l’ha raggiunto alla gola e, secondo il medico legale l’omicidio risalirebbe a circa 12 ore prima del ritrovamento, quindi intorno alle 20 o 21 di martedì. Il corpo è stato scoperto ieri alle 8 da un conoscente, allarmato dal fatto che il fornaio ieri mattina, quando è andato a consegnare il pane in negozio, l’aveva trovato stranamente chiuso. Il conoscente è entrato dalla porta d’ingresso di casa, aperta, e ha scoperto il cadavere. Sulle prime non si era pensato a un omicidio, ma l’ipotesi violenta è stata confermata non appena l’anatomopatologo ha potuto effettuare la prima ricognizione sulla salma. Dalla casa pare non mancassero oggetti di valore: il portafogli è stato trovato all’esterno dell’abitazione, vuoto, e con tutta probabilità è stato abbandonato dall’assassino durante la fuga, ma addosso l’uomo aveva dei contanti che nessuno ha toccato.

Questo farebbe in teoria scartare l’ipotesi di un aggressione a scopo di rapina e farebbe pensare magari a un tentativo di furto andato male oppure a una discussione che improvvisamente è degenerata. Al momento, comunque, nessuna ipotesi viene esclusa. Montini è descritto come una persona normale e tranquilla, molto legato alla sua attività che non ha voluto mai abbandonare, nonostante avesse da tempo raggiunto l’età della pensione. Fino allo scorso anno è stato consigliere comunale di maggioranza a Garzeno, dove negli anni Ottanta era stato anche vicesindaco. “Nonno amorevole e negoziante prezioso” lo definisce il sindaco Eros Robba. Nessun problema con la giustizia, nessun rancore conosciuto, nessun litigio, nessun motivo di astio che possa in qualche modo spiegare l’accaduto.

In questo quadro, pare difficile ipotizzare che il pensionato possa essere stato vittima di un’aggressione mirata a scopo di vendetta o a qualcosa di simile. Anche oggi i carabinieri dei reparti scientifici hanno fatto rilievi e prelievi nell’abitazione della vittima e nel suo negozio alla ricerca di elementi utili. Tra ieri e oggi sono stati sentiti i due figli, che non vivono in paese, parenti, conoscenti e vicini di casa, mentre sotto esame ci sono anche le riprese delle telecamere di vigilanza della zona. Una zona isolata e tranquilla, in mezzo ai monti, di case antiche, muri a vista e strade strette, con una sola via carrozzabile per arrivarci, dove tutti si conoscono e si chiamano per nome, in dialetto. Una zona in cui i “forestieri” vengono subito notati; una zona che sarebbe sbagliato definire povera, perché la stragrande maggioranza dei residenti lavora come frontaliere in Svizzera, parte all’alba, torna la sera tardi ma guadagna bene. Il luogo meno indicato per ambientare una tragedia del genere, anche se Catasco negli anni passati aveva vissuto altri due gravi fatti di sangue: nel 2006 un uomo rapì la ex fidanzata e la portò in una baita di montagna in Valle Spluga: la uccise e poi si tolse la vita. Nel 1995 un altro femminicidio: un uomo ammazzò la ex che lo aveva lasciato.
   

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Strage di Nuoro, il superstite: “A casa urlavano tutti”

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“A casa urlavano tutti”.
Sono le parole pronunciate dal 14enne sopravvissuto alla strage della sua famiglia ieri a Nuoro, mentre le forze dell’ordine lo accompagnavano in ospedale dopo essere stato colpito di striscio.

Parole che potrebbero far pensare a una lite in famiglia nei momenti che hanno preceduto la tragedia.
E’ stato lui ad aprire la porta di casa a carabinieri e polizia dopo gli spari. Il ragazzo è stato operato al San Francesco di Nuoro dai chirurghi di Otorinolaringoiatria che gli hanno rimosso alcune schegge dalla mandibola. Non può incontrare nessuno, se non il personale sanitario, prima di essere sentito dagli inquirenti.
Quando le sue condizioni di salute lo consentiranno, sarà interrogato dagli inquirenti in modalità protetta e con il supporto di un tutore e di uno psicologo infantile.
Le parole del ragazzino superstite potrebbero aiutare a dipanare una matassa giudiziaria che attualmente si presenta impenetrabile. Molte speranze di venire a capo del movente – nessuno era a conoscenza di un’eventuale crisi di coppia e mai ci sono state denunce o segnalazioni per fatti avvenuti in famiglia – vengono poste negli accertamenti tecnici su telefonini e computer delle vittime e dell’omicida-suicida. Così come importanti saranno gli esiti degli accertamenti patrimoniali, già avviati dagli investigatori, per vedere se l’elemento scatenante possa essere stato di natura economica.

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Regina Coeli, detenuti incendiano materassi per protesta

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Disordini in serata nel carcere romano di Regina Coeli.

Dalle prime informazioni, sembra che alcuni detenuti dell’ottava sezione si siano rifiuti di tornare in cella e per protesta abbiano dato fuoco ad alcuni materassi.

La situazione sarebbe ora sotto controllo. Sul posto la Polizia penitenziaria.

“Da quanto apprendiamo ancora in maniera molto sommaria, in serata sono divampati e sarebbero tuttora in corso disordini presso l’ottava sezione del carcere romano di Regina Coeli, dove sono reclusi un centinaio di detenuti circa. Sarebbero peraltro state fatte esplodere alcune bombolette dei fornelli da campeggio comunemente in uso per cucinare e preparare vivande e sarebbe in corso la vandalizzazione degli ambienti”. Lo afferma Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria.
“Con 1.170 detenuti a fronte di 626 posti disponibili e il 184% di surplus di detenuti, Regina Coeli è uno dei penitenziari più sovraffollati del Paese a cui fa da contraltare una voragine negli organici del Corpo di polizia penitenziaria con 350 agenti in servizio quando ne servirebbero 709. Basti pensare che di sera gli agenti impiegati sono normalmente meno di 20 in totale.
D’altronde, a livello nazionale sono 15mila i reclusi oltre i posti disponibili e 18mila le unità mancanti alla Polizia penitenziaria. A questo si aggiungano strutture fatiscenti, dotazioni inadeguate, carenze nell’assistenza sanitaria e psichiatrica e approssimazione organizzativa e il quadro che ne emerge è autodescrittivamente desolante. A pagarne le spese ristretti e operatori con questi ultimi esposti ad aggressioni continue (oltre 2.700 nell’anno) e sottoposti a turnazioni massacranti con la compressione dei più elementari diritti anche di rango costituzionale”.
“Confidiamo che il reparto del corpo di polizia penitenziaria, la cui professionalità e dedizione è ampiamente riconosciuta, con l’apporto di unità libere dal servizio e appositamente richiamate, possa far rientrare anche questi ennesimi disordini senza conseguenze irreparabili. Ma appare evidente che, con le tensioni continue e le ripetute intemperanze che si registrano dal nord al sud del Paese, non potrà andare sempre così e che in ogni caso tutto ciò non è accettabile per un paese che voglia dirsi civile. Servono urgentissime misure in grado di stabilire condizioni minime di vivibilità, operatività e sicurezza nelle prigioni e che, palesemente, non possono passare solo per l’improbabile repressione, ma che devono puntare soprattutto sulla prevenzione”.
   

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