Meccanico ucciso a Verbicaro, arrestato il nipote

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E’ stato arrestato l’autore dell’omicidio di Ugo Lofrano, il meccanico 74enne, trovato morto nel pomeriggio di ieri all’interno della sua officina a Verbicaro, nel Tirreno cosentino.

Si tratta del nipote, Biagio Lofrano, di 41 anni, anche lui meccanico.
L’uomo è stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Scalea e della Stazione di Verbicaro con il coordinamento della Procura della Repubblica di Paola.
All’origine del delitto, secondo una prima ricostruzione, vi sarebbe stata una lite scaturita per futili motivi riconducibili a dissidi sorti in ambito lavorativo.
I carabinieri sono intervenuti nell’officina della vittima verso le 18.00 di ieri dopo la segnalazione al numero di emergenza 112 di un corpo esanime.

Ugo Lofrano presentava diverse ferite alla testa provocate da un corpo contundente. A pochi metri di distanza dal corpo è stata trovata l’arma del delitto, un tubo in metallo con visibili tracce ematiche, sequestrato in attesa di successivi accertamenti. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando Provinciale di Cosenza che hanno repertato diverse tracce utili alle indagini.
Le indagini condotte nell’immediato, soprattutto sentendo persone informate sui fatti, hanno portato gli investigatori ad acquisire elementi a carico dell’indagato che, dopo essere stato fermato già nella serata di ieri, ha fornito dichiarazioni compatibili con l’accusa.
Dopo l’arresto Biagio Lofrano è stato portato nella Casa circondariale di Paola.

Fabiana Pugliese
   

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Cagliari, bimba di un anno muore in Pronto Soccorso

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Una bambina di appena un anno è morta oggi tra le braccia dei medici del Brotzu di Cagliari che cercavo di salvarla.
L’episodio è avvenuto questo pomeriggio: al 118 è arrivata la chiamata dei genitori.

Si trovavano nella zona di viale Poetto e, da quanto si apprende, stavano andando in ospedale quando la piccola è peggiorata.
Sul posto è subito arrivata un’ambulanza che ha trasportato la bimba al Pronto soccorso dove i medici hanno tentato a lungo di rianimarla, ma inutilmente.
I genitori avrebbero riferito agli operatori che la piccola stava male da alcuni giorni, a quanto pare con vomito e dissenteria.

Non si conoscono al momento le cause della morte della piccola.

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Gaza, 66 morti in un raid israeliano

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Almeno 66 persone, la maggior parte donne e bambini, sono rimaste uccise e più di 100 ferite in un attacco aereo israeliano avvenuto all’alba nel nord di Gaza.

Lo riferiscono Al Jazeera e l’agenzia di stampa palestinese Wafa.
L’attacco ha distrutto un intero isolato residenziale, vicino all’ospedale Kamal Adwan a Beit Lahia in quello che la Wafa ha descritto come un “orribile massacro”. Molte persone sono ancora disperse, secondo la Protezione civile di Gaza. 

Almeno 22 persone sono rimaste uccise stamane in un altro attacco israeliano, questa volta a Gaza City. Lo riferisce Al Jazeera. Secondo quanto si apprende, il raid ha colpito un edificio a più piani nel quartiere di Sheikh Radwan, riducendolo in macerie: 22 i morti accertati finora, afferma l’emittente qatariota.

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Aggredito in strada, muore dopo due anni

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Un paio di giorni fa la vittima dell’aggressione, un indiano di 49 anni, è morto all’ospedale Villa Scassi di Genova dove era arrivato dalla struttura che si occupa di assistenza per pazienti in stato neurovegetativo.

Adesso la procura di Genova ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e indagato l’autore del pestaggio, Giovanni Meduri, italiano di 60 anni. L’uomo, difeso dall’avvocato Cristiano Mancuso, è già stato condannato in via definitiva a cinque anni e cinque mesi per tentato omicidio ma adesso potrebbe rischiare un nuovo processo. La pm Gabriella Marino ha infatti disposto l’autopsia per chiarire perché Harjit Singh, anche lui un clochard, sia morto. E cioè se sia stata una conseguenza dell’aggressione subita due anni fa e da cui non si era mai più ripreso o se vi sia stata una responsabilità di tipo medico.
Il pestaggio era avvenuto ad agosto 2022 in piazza Marconi, nel quartiere di Marassi. La squadra mobile aveva ricostruito quanto successo grazie alle telecamere di videosorveglianza della zona. Era così emerso che Singh aveva tirato un oggetto a Meduri. Quest’ultimo si era alzato dalla panchina e lo aveva iniziato a colpire con pugni in faccia e una volta a terra aveva continuato a colpirlo con calci fino all’intervento di un altro senza fissa dimora. Un passante aveva chiamato le volanti che avevano poi identificato Meduri.
   

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Lecce, 35 misure cautelari per varie attività illecite

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ALecce e in alcuni comuni della provincia la polizia e la guardia di finanza hanno notificato 35 misure cautelari nell’ambito di in una vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti di persone accusate, a vario titolo, di traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Delle 35 ordinanze cautelari, dieci sono state notificate in carcere. Due persone sono finite ai domiciliari. 

Il gruppo criminale sgominato oggi da polizia e guardia di finanza, era composto da due associazioni. Secondo gli inquirenti una sarebbe stata guidata da Antonio Marco Penza, 41 anni di Lecce, detenuto a Palermo; e Gianluca Calabrese, 37 anni di Copertino; l’altra da Cristian Roi, 42 anni di Copertino; e Santo Gagliardi, 59 anni di Lecce, entrambi detenuti. Le associazioni movimentavano centinaia di migliaia di euro in contanti, sviluppando non solo un’egemonia territoriale nel traffico degli stupefacenti ma anche un progressivo dominio sotto il profilo economico-finanziario attraverso l’acquisizione nel tempo di una serie di locali pubblici (pub e ristoranti) ed alcuni esercizi commerciali nel territorio salentino, con la connivenza e fattiva collaborazione di un noto commercialista salentino.

Una pluralità di imprese, sotto forma di cooperative – evidenziano gli investigatori – risultavano formalmente affidate a soci e/o a soggetti prestanome ma in realtà erano asservite agli scopi del gruppo criminale per reinvestire il denaro di provenienza illecita (anche all’estero), e per garantire ai familiari degli associati assunzioni e retribuzioni, per legittimare la provenienza (di facciata) dei guadagni. Ma in realtà nessuna attività lavorativa è stata riscontrata nel corso delle indagini. In particolare, alle cooperative giungevano, per mano degli affiliati, somme di denaro contante di volta in volta versate sui rispettivi conti correnti societari (anche per diverse decine di migliaia di euro) con cui pagare gli stipendi (anche pari a 2.500 euro al mese) a mogli o parenti diretti dei detenuti e per il sostentamento di questi ultimi in carcere. Somme di denaro contante venivano anche elargite ad altre imprese compiacenti che, poi, provvedevano ad acquistare autovetture di lusso date in uso (di fatto) agli stessi pregiudicati oppure ai loro familiari. Il commercialista leccese arrestato provvedeva ad amministrare gli interessi economico-finanziari in prima persona, o attraverso teste di legno, per trasferire all’estero ingenti somme di denaro con bonifici in partenza dalle solite società cooperative compiacenti, eludendo le normali procedure di controllo in materia antiriciclaggio.

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Arezzo, quattro operai feriti per un’esplosione in un’azienda galvanica

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Un’esplosione si è verificata intorno alle 10 in un’azienda galvanica nella zona industriale di San Zeno, alla periferia di Arezzo, la Safimet, specializzata nel recupero e nell’affinazione di metalli preziosi.

Quattro gli operai portati in ospedale. Nessun dipendente è rimasto ferito gravemente. I quattro operai sono stati controllati dal 118 e trasferiti in codice verde al Pronto soccorso.

Ad esplodere nell’azienda di raffinazione metalli, secondo quanto emerso, è stato un reattore con conseguente sversamento di acidi. Quando accaduto non ha provocato incendi ma danni strutturali a un reparto dell’azienda. In particolare, come prevede la procedura di sicurezza, il reattore è esploso verso l’alto sfondando il tetto e finendo nel campo laterale.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco insieme alla task force di soccorso prevista in caso di disastri e alla polizia municipale. I vigili del fuoco, interventi con quattro mezzi e nove uomini, hanno controllato la fuoriuscita di sostanze pericolose che essendo contenute e controllate non hanno messo in pericolo la popolazione limitrofa.

Sul posto anche Arpat e carabinieri. “I danni sono da calcolare ma la procedura di sicurezza ha funzionato e dunque in termini di vite umane si registrano solo quattro operai intossicati lievemente da fumo e colpiti da schegge” ha confermato l’amministratore delegato di Safimet Livio Serra. Nello scoppio il reattore ha colpito un palo della luce e gran parte dell’area interessata è rimasta senza energia elettrica. I tecnici dell’Enel hanno lavorato per ripristinate la distribuzione di corrente elettrica. 

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Sudafrica, minatori illegali intrappolati in un pozzo abbandonato

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È arrivata sul luogo la squadra di soccorso incaricata di recuperare i minatori illegali che si trovano sottoterra in un pozzo abbandonato della miniera di Stilfontein, 150 chilometri a sud ovest di Johannesburg, in Sudafrica.
La squadra è stata voluta dal Ministro della Polizia Senzo Mchunu che ha sottolineato di voler portare in salvo più minatori possibile, contrariamente a quanto aveva detto la Ministra della Presidenza Khumbudzo Ntshavheni, che voleva stanare, arrestare e perseguire gli Zama Zama, termine che definisce i minatori illegali in Sudafrica e che significa “coloro che tentano” in lingua Zulu.

La polizia ha infatti sottolineato che i minatori illegali si rifiutano di uscire dal pozzo per paura di essere arrestati.
Appena salvato dalle profondità della miniera d’oro, Ayanda Ndabeni, 36 anni, padre di 4 figli, intervistato da News24, ha detto che se potesse rischierebbe tutto per recuperare il suo bottino d’oro nascosto sotto terra, convinto possa garantire il futuro della sua famiglia.

“Ho ricavato abbastanza oro. Non l’ho portato in superficie, perché temevo di essere arrestato.
Il mio oro mi attenderà sottoterra. Tornerò a prenderlo alla prima opportunità”, ha detto. “Mi appello alla polizia affinchè ci venga permesso di tornare in profondità (2km sotto). Siamo poveri e disoccupati. Le nostre famiglie contano su di noi per la sopravvivenza”, ha continuato Ndabeni. “La gente deve smettere di trattarci come criminali. Non siamo criminali. La disoccupazione ci ha portato qui. Nella clandestinità siamo uniti. Non c’è xenofobia. Siamo tutti africani. Abbiamo molti cittadini di Paesi vicini che lavorano con noi”. Ndabeni ha raccontato alcuni minatori illegali trascorrono più di due anni sottoterra.

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Il sindaco di Napoli, Manfredi, eletto presidente dell’Anci

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Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi è stato eletto all’unanimità presidente di Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani, dall’assemblea in corso a Torino, a Lingotto fiere.
Il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti è stato eletto, all’ unanimità’, presidente del Consiglio nazionale.

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Gaza, 15 palestinesi uccisi nel nord della Striscia

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Fonti sanitarie hanno riferito che almeno 15 palestinesi sono stati uccisi a Gaza dall’Idf, tra cui un soccorritore, mentre si intensificano le operazioni nel nord della Striscia.

Altre 10 persone sono disperse mentre le operazioni di soccorso continuano. Un altro uomo è stato ucciso in un bombardamento di carri armati nelle vicinanze. Nel sobborgo di Sabra di Gaza City, un attacco israeliano ha preso di mira una delle squadre di soccorso uccidendo un membro del personale e ferendone altri 3.

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Foggia, 12 persone indagate per aver prodotto false attestazioni per l’insegnamento

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Un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia è stata notificata a 12 persone (3 sono destinatari degli arresti domiciliari e 9 di interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività di insegnamento) su richiesta della procura, con l’accusa a vario titolo di avere prodotto e impiegato false attestazioni e titoli di studio utili a scalare le graduatorie per l’insegnamento.

Le accuse sono di concorso in falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, esercizio abusivo della professione e favoreggiamento personale.
L’operazione è stata eseguita dai carabinieri di Cerignola nelle province di Foggia e Caserta.

L’attività investigativa – avviata d’iniziativa dai carabinieri di Stornarella ad agosto 2023 sulla base di esposti anonimi e conclusasi a maggio 2024 – ha consentito di accertare che un’ avvocata del foro di Foggia, il marito insegnante e il dirigente di un istituto paritario, in concorso tra loro avrebbero indotto in errore gli uffici scolastici provinciali mediante certificati falsi e comunicazioni Unilav che documentavano per gli anni compresi tra il 2018 e il 2023, rapporti lavorativi con una scuola paritaria in provincia di Caserta. Questo avrebbe consentito a nove persone di iscriversi nelle graduatorie provinciali di supplenza in una posizione determinata da punteggi calcolati sulla base di false attestazioni.
Secondo l’accusa, i tre indagati ai domiciliari avrebbero avuto una posizione di rilievo nell’ambito di meccanismi di produzione di un’imponente quantità di atti e documenti ideologicamente falsi, utilizzati per acquisire punteggi nelle graduatorie pubbliche di insegnamento. Tra gli indagati figura anche un dirigente di un istituto paritario della provincia di Caserta che con false dichiarazioni e attestazioni anche su attività di docenze mai svolte, avrebbe consentito ai 9 indagati di ottenere punteggi per scalare le graduatorie dell’insegnamento.

Pasquale D’Ascoli

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