11 settembre, Trump al Pentagono: «Non dimenticheremo mai, combattiamo per vincere»

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Donald Trump durante il discorso al Pentagono per il 25° anniversario dell'11 settembre
Donald Trump durante la cerimonia commemorativa dell'11 settembre al Pentagono.
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Nel 25° anniversario degli attentati, il presidente americano ha commemorato le vittime al Pentagono e rilanciato il messaggio di forza degli Stati Uniti. Nel discorso anche la guerra contro l’Iran: «Non avrà mai l’arma nucleare»

Venticinque anni dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, gli Stati Uniti si sono fermati per ricordare le vittime della strage che sconvolse il mondo.

Donald Trump ha partecipato alla cerimonia al Pentagono insieme alla first lady Melania. Nel luogo colpito dal terzo aereo dirottato da Al Qaeda, il presidente americano ha ribadito il valore della memoria.

«Non dimenticheremo mai ciò che è accaduto l’11 settembre», ha detto Trump. Poi ha collegato quel ricordo alla politica americana di oggi: «È per questo che combattiamo ancora oggi per vincere».

Il presidente ha definito gli attentati un momento capace di mostrare «il terribile potere dell’odio». Ma, secondo Trump, i 25 anni trascorsi da quel giorno hanno dimostrato qualcosa di ancora più importante: la capacità degli Stati Uniti di «resistere, prevalere e vincere».

«L’America è più forte che mai»

Nel suo intervento, durato circa 20 minuti, Trump ha insistito sulla forza della nazione americana.

«Oggi il nostro Paese è più forte che mai; non è mai stato forte come in questo momento», ha affermato.

Il presidente ha guardato anche alle generazioni future. Ha detto che tra 25, 100 o 250 anni gli americani continueranno a vivere in una nazione libera e «incrollabile di fronte al male».

La cerimonia al Pentagono ha ricordato in particolare le 184 persone morte nell’attacco alla sede del Dipartimento della Difesa. I nomi delle vittime sono stati letti durante la commemorazione.

Il riferimento alla guerra contro l’Iran

Il discorso commemorativo ha assunto anche un forte significato politico e militare.

Trump ha collegato la memoria dell’11 settembre alla guerra in corso contro l’Iran. Il presidente ha ribadito che Teheran non dovrà mai arrivare a possedere un’arma nucleare.

«Non avrà mai l’arma nucleare», ha detto Trump, inserendo il conflitto attuale nella più ampia lotta americana contro il terrorismo.

Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, intervenuto alla cerimonia, ha dedicato una parte del suo discorso alla guerra contro l’Iran, sostenendo la necessità di mantenere alta la pressione militare.

«Che Dio benedica le famiglie colpite dall’11 settembre»

Trump ha concluso il suo intervento tornando al ricordo delle vittime e di quanti intervennero nei momenti immediatamente successivi agli attentati.

Il presidente ha rivolto un pensiero alle famiglie colpite dalla tragedia e ai soccorritori che persero la vita durante le operazioni di salvataggio.

«Che Dio benedica le famiglie colpite dall’11 settembre», ha detto Trump, ricordando anche «i nostri straordinari, coraggiosi e meravigliosi soccorritori».

Poi il tributo alle forze armate americane e alla nazione: «Che Dio benedica le forze armate degli Stati Uniti e che Dio benedica l’America».

Le commemorazioni a New York e negli altri luoghi degli attentati

La cerimonia al Pentagono è stata una delle principali iniziative organizzate negli Stati Uniti per il 25° anniversario dell’11 settembre.

A Ground Zero, a New York, il vicepresidente JD Vance ha partecipato alla commemorazione insieme agli ex presidenti Joe Biden, Barack Obama, George W. Bush e Bill Clinton.

Le celebrazioni hanno ricordato le quasi 3.000 vittime degli attentati del 2001. Quattro aerei furono dirottati dai terroristi di Al Qaeda: due colpirono le Torri Gemelle, uno il Pentagono e il quarto precipitò in Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri.

A 25 anni di distanza, la memoria dell’11 settembre resta così intrecciata alla storia americana. Ma il discorso di Trump al Pentagono ha mostrato anche come quella tragedia continui a essere utilizzata per leggere le minacce e i conflitti del presente.

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