l vertice nella Grande Sala del Popolo riapre il dialogo tra Washington e Pechino dopo anni di tensioni commerciali, con dossier aperti su dazi, Iran e rapporti strategici
Nella Grande Sala del Popolo di Pechino si è riaperto il dialogo diretto tra Donald Trump e Xi Jinping, protagonisti di un summit che segna il primo viaggio di un presidente americano in Cina da quasi nove anni. Dopo anni segnati da tensioni commerciali, scontri diplomatici e rivalità strategiche, i due leader hanno cercato di mostrare un clima più disteso, puntando sulla parola chiave condivisa dalle rispettive delegazioni: stabilità.
L’incontro si è aperto con una lunga stretta di mano davanti alle telecamere internazionali. Xi e Trump hanno poi assistito agli inni nazionali, passato in rassegna le truppe e salutato gruppi di bambini con bandiere cinesi e americane. Una scenografia costruita per lanciare un messaggio preciso: provare a riportare equilibrio nei rapporti tra le due superpotenze.
Xi rilancia: «Dobbiamo essere partner, non rivali»
Nel suo intervento iniziale Xi Jinping ha definito le relazioni tra Washington e Pechino «a un bivio», sottolineando che il mondo attraversa una fase segnata da profonde tensioni internazionali. Il presidente cinese ha richiamato ancora una volta la teoria della “Trappola di Tucidide”, secondo cui il rischio di guerra aumenta quando una potenza emergente sfida quella dominante.
Xi ha invitato gli Stati Uniti a evitare uno scontro diretto e ha sostenuto che gli interessi comuni tra i due Paesi superano le differenze.
«Dobbiamo essere partner, non rivali», ha dichiarato il leader cinese.
Xi ha inoltre indicato il 2026 come un possibile anno di svolta nelle relazioni bilaterali, auspicando una nuova fase di cooperazione politica ed economica tra le due potenze.
Trump elogia Xi e punta sul rilancio economico
Donald Trump ha scelto toni concilianti e ha definito la visita in Cina «un onore come pochi». Il presidente americano ha inoltre descritto Xi Jinping come «un grande leader», cercando di rilanciare una fase di dialogo incentrata soprattutto sui rapporti economici.
Accanto alla delegazione politica americana sedevano alcune figure centrali dell’amministrazione, tra cui Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Dietro la rappresentanza istituzionale erano presenti anche i vertici di grandi aziende statunitensi, tra cui Apple, Nvidia, Boeing, Meta, BlackRock e Goldman Sachs.
Trump ha spiegato che la loro presenza rappresenta un segnale di fiducia nei confronti di Pechino.
«Abbiamo i migliori imprenditori del mondo».
La guerra commerciale resta uno dei dossier più delicati
Dietro i sorrisi diplomatici resta aperta la partita economica. Trump punta a ottenere una maggiore apertura del mercato cinese alle imprese americane e considera questa richiesta una priorità assoluta.
Il summit arriva mentre resta in vigore una tregua commerciale raggiunta nei mesi scorsi dopo anni di dazi reciproci e tensioni economiche. Durante gli incontri di Pechino si discute anche di nuovi acquisti cinesi di prodotti americani, compresi aerei Boeing e prodotti agricoli come la soia.
Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore, una società collegata alla famiglia Trump starebbe valutando un accordo con l’azienda cinese Nano Labs per la realizzazione di data center negli Stati Uniti. Tuttavia lo staff del presidente ha precisato che Eric Trump si trova in Cina a titolo personale.
Taiwan resta il tema più esplosivo del faccia a faccia
Il tema più delicato resta però quello di Taiwan. Durante il confronto Xi Jinping ha lanciato un messaggio molto netto, definendo la questione dell’isola il tema centrale delle relazioni tra Cina e Stati Uniti.
«Se gestita correttamente, le relazioni possono mantenere stabilità. Se gestita male, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto».
Parole che riportano alta la tensione attorno allo Stretto di Taiwan. Pechino punta infatti a ottenere una posizione americana più dura contro l’indipendenza dell’isola, mentre parte del Congresso statunitense chiede alla Casa Bianca di mantenere l’attuale linea strategica.
Nel frattempo la portavoce del governo taiwanese Michelle Lee ha dichiarato che Washington continua a garantire «un chiaro e fermo sostegno» a Taipei.















